ANNO 16 n° 274
Beni confiscati alla malavita: il comune di Roma li abbandona
17/10/2011 - 17:00

Nella fiction “Romanzo criminale” era il Secco, nei processi era il cassiere della Banda della Magliana. Enrico Nicoletti tra gli anni '70 e '80 è stato il re di Roma, avendo costruito di tutto dalle cliniche alle università. Da pochi giorni ha compiuto 75 anni e da luglio è nuovamente agli arresti domiciliari in un appartamento sulla via Casilina con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di millantato credito, truffa, usura, falso, riciclaggio e ricettazione.

Da tempo tutto il suo patrimonio è finito nella mani dello Stato e oggi sui 56 beni confiscati alla criminalità di proprietà del Comune di Roma, ben 23 fanno capo a lui. Tra questi ci sono anche i due appartamenti in cui ha abitato per anni, che sono all'interno del palazzo in cui vive adesso. Il primo (assegnato al Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma nel 2007) è al piano terra. Il secondo, al piano superiore, è stato assegnato al Dipartimento Promozione Servizi Sociali e dovrebbe essere utilizzato come casa famiglia. A distanza di quattro anni il Comune non è riuscito a farci nulla. Gli appartamenti sono completamenti vuoti e fatiscenti. Manca tutto, dalla pavimentazione, ai sanitari, ma quel che è peggio è che non ci sono progetti per restituire i beni alla collettività come imporrebbe la legge sui beni confiscati. Sembrerebbe che nessuno abbia intenzione di dar fastidio al vicino della porta accanto, Enrico Nicoletti.

La legge prevede che l'ente a cui è affidato il bene – in questo caso il Comune di Roma – ha un anno di tempo per utilizzarlo, dopodiché l'Agenzia per i beni confiscati dovrebbe revocarne il trasferimento o nominare un commissario. Ci chiediamo: dopo tutti questi anni di abbandono, che controlli vengono fatti sull’uso di questi beni e da chi?

(Corriere della Sera.it)






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