

VITERBO - Una chiamata alla polizia, nel tardo pomeriggio di lunedì scorso, avrebbe fatto scattare i controlli in una traversa di via Saffi, in pieno centro città.
Secondo quanto segnalato dalla voce all'altro capo del telefono, ci sarebbe stato un gruppo di giovani, che in barba a tutte le disposizioni governative della Fase 2, si sarebbero riuniti non rispettando le distanze di sicurezza e il divieto di assembramento.
All'arrivo della volante, gli animi dei presenti si sarebbero immediatamente scaldati: a finire in manette è stato un 23enne nato e cresciuto a Viterbo. Sul ragazzo, classe 1997, l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, che secondo i poliziotti si sarebbe opposto con forza alle loro disposizioni.
Arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari, avrebbe deciso però di andare al pronto soccorso dell'ospedale di Belcolle per farsi refartare: secondo la sua versione, anche lui, nel MARASMA generale, sarebbe stato colpito al volto.
Quell'allontamento da casa però gli sarebbe costato anche l'accusa di evasione.
Ieri è stato processato per direttissima di fronte al giudice Gaetano Mautone e il pm Chiara Capezzuto: il procedimento pr resistenza è stato rinviato al prossimo 18 settembre. Mentre quello relativo all'evasione è stato stralciato.
A difenderlo in aula l'avvocato Irene Laurenti: convalidato l'arresto, il 23enne è stato rimesso in libertà su richiesta del difensore.