ANNO 16 n° 273
Bankitalia a un passo dalla chiusura
Viterbo tra le 22 sedi da smantellare
13/03/2015 - 00:00

VITERBO - La mannaia della spending review sta per abbattersi sulla filiale della Banca d'Italia di Viterbo. La sede di via Marconi rischia di abbassare definitivamente le saracinesche entro il prossimo anno. E anche qualora riuscisse a scamparla, non avrebbe vita lunga: sarebbe comunque destinata a scomparire entro il 2018.

Nei giorni scorsi, il governato della Bankitalia Ignazio Visco ha illustrato il piano di ''dismissioni'' di altre ventidue filiali, tra le quali c'è appunto quella di Viterbo, che si andranno ad aggiungere alle trentatré smantellate nel 2007. All'uscita dal faccia a faccia con Visco, i sindacati dei bancari Falbi-Confsal, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl e Uilca, hanno annunciato la prima iniziativa unitaria contro ''il pericoloso progetto di soppressione delle filiali''. ''Il 16 marzo - hanno spiegato - i dipendenti della Banca d'Italia incroceranno le braccia''. E avvertono: ''Se il piano non dovesse essere ritirato, faranno seguito ulteriori scioperi e manifestazioni''.

I sindacati hanno sollecitato il governatore Visco a riflettere ''sui danni che il progettoarrecherebbe al Paese, ai cittadini, alle imprese e ai dipendenti della Banca d'Italia. Sarebbe un errore grave - incalzano - cui potrebbero seguire solo le sue dimissioni e quelle di tutti i componenti il direttorio''.

Oltre che per la filiale di Viterbo, lo sciopero è stato dichiarato per le sedi di Agrigento, Ascoli Piceno, Avellino, Caserta, Caltanissetta, Como, Cosenza, Cuneo, Grosseto, La Spezia, Latina, Lecce, Livorno, Messina, Novara, Pesaro, Pescara, Pisa, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Sassari, Siena, Sondrio, Taranto, Trapani, Treviso, Udine, Varese, Vicenza.

Una iniziativa a cui seguiranno ulteriori scioperi e manifestazioni, incontri con le autorità locali, con le associazioni che tutelano i consumatori e i cittadini, con gli operatori pubblici e privati.

Ad avviso dei sindacati, il Vertice dell'istituto ''deve rinunciare al pericoloso progetto di smantellamento delle filiali da cui discenderebbero gravi e irrimediabili ripercussioni sui servizi resi gratuitamente ai cittadini e si evidenzierebbe una perdita di ruolo e di credibilità per tutta l'istituzione. Ancora più grave - aggiungono - è l'arretramento della Banca d'Italia riferito alla gestione del contante che è un'attività strategica per il Paese; se passasse il progetto del vertice assisteremmo a uno scadimento dell'efficacia e della sicurezza del servizio reso''.

Falbi-Confsal, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl e Uilca sostengono che l'abbandono del territorio danneggerebbe anche i controlli sugli operatori del contante che, ''sempre più, sono sconvolti da scandali di proporzioni crescenti''.

Il progetto di Bankitalia, secondo i sindacati, sarebbe esclusivamente ''politico''. ''Non vorremmo - dicono - che l'avvicinarsi della prima scadenza del mandato del governatore sia l'unica motivazione a sostegno del ritiro dal territorio, che sarebbe vissuto anche come un'inammissibile cancellazione di un presidio contro l'illegalità e la criminalità''.

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