ANNO 16 n° 273
Bandiera rossa, ma
senza indottrinare
A cura di Michele Palazzetti – IPSE Istituto Psicologico Europeo
04/02/2013 - 04:00

Tra quanti lj sostennero c'era anche un omone, Vescovo di Montefiascone e Acquapendente. Anni dopo, un giorno dei miei tre anni, i due, riconoscenti e fedeli, pensarono bene di mettermi giacca e cravattino e portarmi all'epìscopo. Ricordo l'atmosfera ovattata del corridoio del palazzo. I passi leggeri e lesti di giovani pretini.

Il Vescovo mi prese in braccio, sollevandomi alla sua ragguardevole altezza e mi fece, in sequenza, tre domande. Iniziai bene e con prontezza, incassando l'evidente compiacimento dei miei. Alla terza risposta, il disastro. 'Che cosa farai, da grande?'. Con slancio ed entusiasmo mi gettai nella rovina: 'Il soldato comunista!'.

Nel ricordo ho un piccolo vuoto. Passo direttamente al rientro in macchina. Dal sedile posteriore indovinavo la furia montante di mio padre e le lacrime di mia madre.I tempi della giustizia domestica furono brevissimi. Fu licenziata la mia tata: Ermelinda.

Se le gambe le avesse avute dritte sarebbe stata una stanga; e invece era davvero bassa. Vestita tutta di nero. Col fazzoletto nero in testa. Due occhi vispi e irriverenti anticipavano il sorriso arguto che stava sopra ad una larga scucchia. Confessò. Meglio, rivendicò con baldanza la sua responsabilità. Lei, che aveva partecipato all'occupazione delle terre, in segreto mi intratteneva al canto di bandiera rossa e mi educava alla rivolta del proletariato, di cui strillava la dignità.

Quando ormai adulto arrivavo nel paesello, trovavo lei in cima al borgo, a piedi larghi e con le mani sui fianchi, che a gran voce s'informava: 'Micchè, le cante anco' bandiera rossa?'. E spandeva nell'aria un ghigno allegro che la faceva ballonzolare tutta, sopra quelle gambe piegate a molla.

Credo di doverle molto. Non ne faccio questione di politica, ma di crescita personale. Ermelinda ha contribuito a darmi un pane di cui avevo gran bisogno: il sogno e il mito.

Per fare un adulto non bastano prescrizioni e istruzioni. Serve di passare un senso profondo che va oltre il quotidiano. Serve di testimoniare attivamente ciò che si è e ciò che si aspira ad essere. I contenuti sono meno importanti della passione, dei sentimenti. Sono questi che ci permettono di camminare guardando avanti e non di tentennare fissi alle nostre scarpe.

Come genitori faremmo bene ad occuparci più di questo, che a preoccuparci di ciò che possono raccontare ai nostri figli persone che abbiano convinzioni per noi discutibili.

Ermelinda non mi ha indottrinato. Mi ha entusiasmato alla vita. Che poi ho riempito a piacere delle mie convinzioni. Guardando alto.

 

Michele Palazzetti

Responsabile Coaching e Formazione

IPSE Istituto Psicologico Europeo

ipseroma@gmail.com






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