


VITERBO – Una busta dell’immondizia lasciata lungo la strada senza essere all’interno del suo mastello; un po’ di vento, e la strada si trasforma in una discarica a cielo aperto. Succede a Bagnaia, dove nelle ultime ore una via pubblica si è ritrovata invasa da carta e plastica, sparsa lungo i marciapiedi e sull’asfalto.

A raccontare l’episodio è un residente che preferisce restare anonimo. Lo chiameremo “Mister D”. Secondo quanto ci ha raccontato, tutto parte da alcune buste lasciate all’esterno di un’abitazione vicino a dove vive, probabilmente senza essere conferite correttamente nel contenitore della carta. Il risultato? Il giorno dopo sacchi aperti e rifiuti sparsi ovunque.
Fin qui, però, si potrebbe parlare di un errore individuale. Ma il punto è un altro.
Perché quel cumulo di carta è rimasto lì per oltre 24 ore, sotto gli occhi di chiunque passasse. Una strada trafficata, percorsa quotidianamente da residenti, automobilisti e perfino pattuglie in transito. Eppure, nessuno è intervenuto.
(La strada prima della pulizia?

Nessuno, tranne “Mister D”.
Stanco della situazione, il residente ha deciso di scendere in strada armato di sacchi della spazzatura e guanti usa e getta, raccogliendo plastica e carta per oltre un’ora, ripulendo completamente l’area. Un gesto che non è passato inosservato: più di qualcuno si è fermato a ringraziare, a complimentarsi con lui.
(la strada dopo la pulizia)

Ma nessuno si è fermato ad aiutarlo.
Ed è proprio qui che sta il nodo della questione. Perché se è vero che il problema nasce da un comportamento scorretto – quello di chi abbandona o conferisce male i rifiuti – è altrettanto vero che, nel momento in cui quel problema diventa visibile e condiviso, smette di essere di uno solo.
Diventa di tutti.
Una dinamica già nota anche in altri casi nella Tuscia, dove rifiuti non conformi o abbandonati finiscono per restare giorni interi lungo le strade, trasformandosi in un disagio collettivo . Ma qui c’è qualcosa in più: la totale assenza di reazione.
Perché lamentarsi è facile, indignarsi anche. Più difficile è fermarsi, piegarsi e raccogliere l’immondizia, soprattutto quando di altri, che poi...

Il rischio, altrimenti, è quello di abituarsi. Di lasciare che l’erba cresca sopra i rifiuti, che il degrado diventi paesaggio, che lo sporco smetta di fare notizia.
E invece no.
La storia di “Mister D” non è quella di un gesto eroico, ma di una scelta semplice, che in questo caso abbiamo deciso di non far passare per inosservata: non voltarsi dall’altra parte. Un monito, forse, più che un esempio. Perché la differenza tra una strada pulita e una sommersa dai rifiuti, a volte, sta tutta lì.