

VITERBO – Si torna a parlare di terme sui social, e più precisamente si torna a parlare delle acque termali del Bagnaccio. La discussione è nata dal gruppo Facebook “Viterbo Civica”, dove un viterbese contesta l’aumento del costo dell’abbonamento annuale.

Secondo quanto riportato dall’utente, l’abbonamento per il 2026 ammonta a 160 euro, una cifra ritenuta eccessiva se confrontata con quella dello scorso anno. Un confronto che, però, va ricostruito con precisione: nel 2025 il Bagnaccio aveva riaperto a metà agosto e l’abbonamento stagionale costava 75 euro, coprendo di fatto poco più di quattro mesi di fruizione. Quest’anno, invece, l’abbonamento è valido da gennaio a dicembre, quindi per l’intero arco dei dodici mesi.
Il nodo non è solo il prezzo
Chiarito il dato temporale, la questione resta aperta e si sposta su un altro piano: quello del rapporto tra costo e servizi offerti. Il Bagnaccio, infatti, è una struttura volutamente essenziale e rustica. Niente spa, niente percorsi benessere, niente spogliatoi veri e propri. Le vasche termali vengono mantenute pulite e fruibili, l’area è privata e regolamentata, ma i servizi si fermano sostanzialmente a questo. I lettini sono disponibili a pagamento, è presente un chiosco per mangiare, ma l’esperienza resta lontana da quella delle classiche terme attrezzate.
Ed è proprio su questo aspetto che si concentra la critica: 160 euro l’anno sono davvero una cifra “fuori scala” oppure risultano poco convenienti se rapportati a ciò che il Bagnaccio offre? Se confrontato con i costi delle strutture termali tradizionali, l’abbonamento resta oggettivamente più basso. Tuttavia, a differenza di quelle realtà, qui non ci sono servizi accessori che giustifichino un prezzo più alto, se non la possibilità di accedere alle vasche in un contesto naturale e controllato.
Bene comune e accessibilità
Nel commento Facebook riaffiora anche un tema più ampio, legato alla storia termale di Viterbo. Le acque, per secoli, sono state considerate un bene collettivo, liberamente accessibile alla cittadinanza. L’idea che oggi, per fare un bagno “in sicurezza”, sia necessario pagare 10 euro al giorno o sottoscrivere abbonamenti annuali non inferiori ai 160 euro viene vissuta da alcuni come una frattura con il passato.
Da qui l’appello, implicito ma chiaro, a ripensare l’offerta: magari introducendo formule agevolate per i residenti o una scontistica dedicata ai viterbesi, che permetta di mantenere sostenibile la gestione senza escludere una parte della popolazione.