

TARANTO - 'Insussistenza del quadro di gravità indiziaria in ordine ai delitti, contestati in concorso, di omicidio volontario e sequestro di persona'. Così la Corte di Cassazione scardina le accuse contro Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, in carcere perché ritenute le assassine di Sarah Scazzi. Ieri la Corte ha depositato le motivazioni della decisione con la quale, lo scorso 26 settembre aveva annullato con rinvio, i provvedimenti restrittivi disposti per le dame nere di via Deledda. E la batosta per gli inquirenti appare più dura del verdetto. Perché da Roma, e non è la prima volta, piovono pesanti censure sul lavoro degli investigatori di Taranto. Al momento, quindi, per la Corte mancano gli elementi per inchiodare mamma e figlia al ruolo di carnefici di quello scricciolo biondo che scomparve da Avetrana il 26 agosto dello scorso anno.
Quel giorno Sarah si recò certamente a casa della cugina Sabrina. Ed è certo che in quel momento cominciò il suo dramma. Ma la sua tragedia, a leggere le quarantaquattro pagine della sentenza, va ancora decifrata in maniera compiuta. Nel dettaglio la Cassazione descrive l'inchiesta come un percorso accidentato e lastricato di contraddizioni. Si punta il dito contro l'emissione di ordinanze di custodia cautelare in cui responsabili e complicità nel delitto cambiano in maniera incompatibile. E si censura che siano ancora in piedi provvedimenti in cui Sabrina è assassina una volta con la complicità del padre e l'altra con la complicità
della madre. Circostanza che finisce per minare la 'tenuta logica' della ricostruzione dell'omicidio e contrasta con il principio del 'ne bis in idem'. Ma nel lavoro investigativo la Cassazione individua altre falle da colmare. A cominciare dalla mancata ricostruzione dei movimenti delle due donne nei quaranta minuti di quel pomeriggio in cui Sarah venne assassinata.
Per i giudici, infatti, manca 'ogni riferimento a quanto accaduto tra le 14 e le 14,42 del 26 agosto, lasso di tempo fondamentale, perché in esso si colloca la consumazione dell'omicidio'. Un buco di capitale importanza che va a braccetto con le incertezze sul luogo in cui Sarah venne assassinata. Perché - rileva la Cassazione - nelle diverse ordinanze emesse a carico di Sabrina, il soffocamento di Sarah avviene ora in casa Misseri, ora nel garage, ora nella macchina di Cosima. E riguarda al ruolo di zia Cosima, si aggiunge: 'l'asserito contributo all'uccisione della nipote non è stato in alcun modo specificato, con intuitive carenze motivazionali in ordine al tipo di apporto, materiale o morale, fornito, e alla eventuale astratta configurabilità, in alternativa, di forme di favoreggiamento'.
La Cassazione, poi, avvalora le considerazioni dei difensori delle imputate per quanto riguarda 'l'omessa valutazione critica' delle 'diverse dichiarazioni rese da Michele Misseri' durante i suoi interrogatori e nelle lettere che ha inviato alle figlie e nelle quali si descrive come l'unico assassino di Sarah. Alla rivisitazione prospettata dai giudici romani, infine, sopravvive solo la contestazione di soppressione di cadavere. Contestazione alla quale al momento si appoggia la detenzione di mamma e figlia recluse nella stessa cella del penitenziario di Taranto. Il tutto in attesa del prossimo round atteso per domani ancora una volta in Cassazione.
(Repubblica.it)