

VITERBO – Avrebbero trasferito milioni e milioni di euro all’estero, acquistando auto di lusso, barche, polizze assicurative e creando nuove società intestate a dei prestanome. Il tutto per schermare la provenienza illecita del denaro.
È questo il quadro emerso dalle indagini portate avanti dal nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Cagliari, e coordinate dalla Dda, che proprio in questi giorni hanno portato ad undici avvisi di conclusione delle indagini preliminari ad altrettanti indagati.
A spiccare tra tutti, i nomi di due viterbesi: si tratta del 36enne Leonardo Leporatti e del 70enne Domenico Manzotti, residente a Lubriano.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a capo dell’associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, figurerebbe Flavio Carboni, l’imprenditore 86enne già condannato nel marzo scorso a sei anni e sei mesi per il caso P3. Assieme a lui, la moglie Antonella Pau, Lorenzo Dimartino, 51 anni, di Napoli, e la 68enne fiorentina Maria Laura Scanu.
Tra il 2009 e il 2016 avrebbero intestato a dei prestanome, auto, quote societarie e beni di valore riconducibili allo stesso Carboni per occultarne la provenienza. In almeno tre casi avrebbero costituito anche società fittizie, con sede nel Regno Unito e capitale sociale da oltre 10 milioni di sterline.
Agli altri sette indagati, tra cui i due viterbesi, non è contestata l’associazione a delinquere: per loro l’accusa è di trasferimento fraudolento di valori. Per mantenere nascosta la provenienza del denaro degli investimenti, avrebbero intestato fittiziamente la proprietà di auto di lusso o quote societarie a terze persone, mentre, in realtà, sarebbero state nello disponibilità dello stesso Carboni.