ANNO 16 n° 273
Autismo, Angsa Viterbo c'č: dal sostegno alle famiglie alla Marcia silenziosa delle fragilitā
Il presidente Alessandro Alfonsini: 'Rimpallo di responsabilitā tra gli enti pubblici'
Elsa
14/10/2024 - 07:02
di Elsa Berardi

VITERBO - Autismo e disabilità, la 104 serve ma non basta: per i complessi bisogni dei ragazzi affetti dallo spettro, condizionati nella quotidianità dal mutismo selettivo e dalle attività di routine, sono necessarie strategie mirate di comunicazione e inclusione.

Si deve iniziare dall’istruzione, settore sensibile, che rischierebbe di penalizzare i bambini per l’inefficienza nella messa in pratica di progetti indispensabili: quelli per l’acquisizione di autonomie personali e traguardi relazionali.

Lo ha dichiarato Alessandro Alfonsini, presidente di Angsa Autismo Aps di Viterbo: ci sarebbe un rimpallo di responsabilità tra diversi enti, incaricati invece di facilitare l’apprendimento e la vita comunitaria dei giovani autistici. “L’assegnazione dei docenti sostegno avviene spesso con colpevole ritardo – ha dichiarato – senza tener conto della continuità di cui alcuni dei nostri ragazzi hanno assoluto bisogno, tanto che quest’anno, alcuni alunni autistici si sono trovati in classe senza docenti di sostegno né operatori comunali preposti ad aiutarli, i famosi oepac. I ragazzi sono stati completamente da soli, con tutte le ripercussioni sulla classe”.

Ma quali categorie, secondo Alfonsini, non sarebbero ancora in grado di affrontare i disagi dei ragazzi autistici nell’inserimento nelle classi? “Le linee guida sancite dalla legge per l’inclusione scolastica contengono princìpi stupendi, ma bisogna metterle in pratica. Le responsabilità si dividono tra pubblica amministrazione, politica, enti locali, Asl e istituti e uffici scolastici”.

Per sensibilizzare sulla difficoltà della persona autistica nell’interazione con l’altro, un divario tra patologie “invisibili” e individui normo-funzionanti troppo spesso inascoltato, Angsa Viterbo ha indetto la Marcia silenziosa delle fragilità: l’iniziativa ha avuto luogo sabato 28 settembre a Viterbo, da piazza del Teatro fino a piazza del Plebiscito. Fondamentale è stata anche la presenza dell’assessore alla Cultura e all’Educazione, nonché vicesindaco, Alfonso Antoniozzi.

Una luce in fondo al tunnel di costanti sacrifici, incomprensioni e incomunicabilità c’è, e al momento si sta rapidamente affermando: la Caa, ossia la “Comunicazione aumentativa alternativa”. Il metodo si serve di figure stilizzate che riproducono attività quotidiane, simili ai tasselli di un puzzle: nella loro semplicità, servono per far acquisire sicurezza ai piccoli e giovani autistici nel compimento dei gesti di routine, compresi quelli della socialità.

“La tecnica viene sperimentata da anni nella regione Lazio – ha dichiarato Alfonsini – soprattutto nella nostra provincia, con risultati straordinari: viene utilizzata nell’Asl come in ciascuna casa. Ci sono genitori che tutti i giorni realizzano e stampano queste immagini, questi fumetti, per preparare ciascun ragazzo al giorno dopo. Per loro è importantissimo comprendere ciò che avviene, nella sequenza in cui avviene. Le stampe ripetono ciò che ogni persona deve fare tutti i giorni, anche nelle più semplici attività, come svegliarsi, fare colazione o andare in bagno”.

E ancora, in merito al grande amore e alla tenacia dei genitori di persone autistiche: “Non sono tre stampe, ma sono a decine, perché per alzarsi bisogna indossare le scarpe, ad esempio. Sono immagini scompattate in mille sequenze: una fatica gigantesca, enorme, ma è utile. Dopo anni di una bellissima esperienza fatta nelle scuole, anche di formazione del personale specifico – ha aggiunto Alfonsini – la Regione ha dato la competenza di questa assistenza ai Comuni. Sembra che, però, la portata di questo percorso non sia stata pienamente compresa”.

La disposizione per l’erogazione della Caa era stata data nel 2023 dalla Regione Lazio, con un nuovo finanziamento del servizio quest’anno. Questa percentuale, però, è pari a un quarto di quella versata negli scorsi anni: vale a dire, secondo l’esperienza del presidente Angsa Viterbo, che i ragazzi fanno 2 sole ore a settimana di Caa. “Non è tra i servizi obbligatori previsti dalla legge – ha specificato Alfonsini – ma la sperimentazione ha avuto risultati eccezionali”.

Aumentano le difficoltà negli istituti di istruzione superiore: la forbice sociale sembra non ridursi. “Pongono in essere una politica che, alle scuole superiori, non permette ai nostri ragazzi di arrivare al diploma. Lo grido con forza: mio figlio stesso ha subito questo trattamento – ha rivelato Alfonsini in merito alla personale situazione famigliare – e la cosa ci ha costretti a cambiare scuola, a fare 80 km al giorno per portarlo in una scuola dove invece hanno voglia di prendersene carico e cura. Ha delle potenzialità”.

Angsa è inoltre stata in prima linea per il contrasto all’isolamento da Covid-19, costruendo reti sociali nate per restituire ai ragazzi autistici l’importanza del contatto reciproco, del desiderio di incontrare amici e svolgere con loro attività indimenticabili.

Il lascito dell’associazione, dal difficile “dopo di noi” alla volontà di supporto ai quadri famigliari fragili, è in particolar modo diretto all’integrazione, anche e soprattutto tramite la promozione di attività sportive e ricreative: è pur vero che il tema dell’autismo è trattato ancora in modo superficiale, ma è corretto ammettere che associazioni come Angsa fanno la fortuna delle persone che, nel proprio quotidiano, conoscono sì lo spettro e i suoi limiti, ma approfondiscono anche l’umanità e le sue risorse.






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