ANNO 16 n° 275
Aumentano le infiltrazioni
mafiose nella Tuscia
Rapporto Mafie nel Lazio: ''Non solo camorra e 'ndrangheta''
09/07/2016 - 02:00

VITERBO – Camorra e 'ndrangheta, ma non solo. Nella Tuscia le infiltrazioni mafiose riguardano anche criminalità organizzate di matrice nigeriana, albanese e cinese. Un fenomeno in crescita e in continuo sviluppo, in grado di mettere le mani sull'economia, nei giri di affari che più possono portare ricchezza.

Allarmanti i dati che emergono dalla seconda edizione del rapporto ''Mafie nel Lazio'', a cura dell'Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità, in collaborazione con l'associazione ''Libera''.

Nelle province a nord di Roma, quindi Rieti e Viterbo, gli insediamenti mafiosi tendono a dislocarsi nei territori in base alle opportunità che questi offrono. Un ruolo rilevante hanno le caratteristiche del contesto economico, istituzionale e sociale. La geografia criminale della provincia di Viterbo si presenta molto variegata: ci sono aree in cui l’insediamento mafioso assume forme embrionali, altri territori sono caratterizzati invece da accordi criminali.

''Nella provincia di Viterbo si segnalano presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra. - si legge nel rapporto - Risultano interessati i settori finanziari, appalti pubblici e ciclo rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari, e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche, indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni''. Il pericolo che più temono le forze dell'ordine è proprio che si tratti di uno stadio iniziale, destinato a svilupparsi a ritmi frenetici e difficili da controllare.

A preoccupare sono soprattutto le inchieste, svolte dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria, che ''hanno evidenziato un'ulteriore attività di riciclaggio e reimpiego svolta sul territorio laziale, e in particolare a Viterbo, dove venivano tratte in arresto numerose persone, tra cui gli appartenenti alla famiglia Nucera di Condofuri (Rc), stanziati sul territorio laziale''.

Dalle molte pagine del resoconto sulle infiltrazioni mafiose, che nasce come sintesi delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso, è possibile arrivare ad una visione d'insieme sul fenomeno. Fenomeno criminale che, nel Viterbese, si manifesta in maniera molto diversa rispetto al resto della regione, risulta ancora di difficile comprensione, anche sotto il profilo investigativo e, al contempo, in evoluzione, come segnalato nei rapporti istituzionali prodotti in questi anni.

Già nel rapporto dello scorso anno la situazione di Viterbo non sembrava molto positiva. ''Nella provincia sono presenti tutte le organizzazioni criminali, mentre il 'Rischio territoriale' del consolidarsi delle infiltrazioni mafiose viene giudicato come medio-alto, collocando Viterbo al 43esimo posto su 107 province censite. Su 12 settori economici analizzati, sono ben 8 quelli a rischio infiltrazione nel viterbese: attività manifatturiere, fornitura energia elettrica gas e acqua, costruzioni, trasporti magazzinaggio e comunicazioni, attività finanziarie, attività immobiliari noleggio e informatica, sanità e assistenza sociale, altri servizi pubblici sociali e personali. Si tratta di un segnale d’allarme per una provincia, che negli ultimi anni fa registrare alcune importanti presenze criminali sul territorio, dalla ‘ndrangheta, alla camorra, passando per altre organizzazioni criminali straniere''.

Non solo camorristi, nella Tuscia trovano spazio anche altri gruppi di criminali. ''Terra di riciclaggio di denaro e di affari che si muovono sulla rotta delle limitrofe regioni, come la Toscana e l’Umbria, Viterbo – si legge nel rapporto - è caratterizzata da una situazione criminale di gran lunga meno preoccupante di altre province laziali, ma deve essere segnalata la presenza di sodalizi criminali composti da rumeni dediti soprattutto a reati contro il patrimonio. Inoltre, anche in tale territorio è diffuso il commercio di stupefacenti''.

Nella zona del Viterbese sono poi presenti diverse organizzazioni criminali di matrice straniera in particolare di etnia nigeriana, albanese, cinese e georgiana. ''Le organizzazioni mafiose nigeriane – si legge ancora - hanno da decenni una dimensione transnazionale, pur mantenendo i centri di comando in Nigeria, nella Capitale e nelle province di Roma e Viterbo. Giova infine ricordare che l’usura è praticata dai clan anche al nord della regione, fra Rieti e Viterbo''.

Infine, i dati degli immobili confiscati. A Viterbo, i beni immobili confiscati sono 30: 16 ''destinati'', cioè trasferiti a soggetti istituzionali, e 14 in ''gestione'' dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità (Abnsc). Un dato meno grave, invece, riguarda le aziende, solo 4 quelle confiscate a Viterbo. Ma la situazione, come anticipato, è in costante sviluppo ed evoluzione.






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