


di Massimiliano Vismara
VITERBO - Il conto alla rovescia per il giorno più lungo di Gloria ormai è arrivato al ''meno 4'': manca infatti meno di una settimana alla sera del suo passaggio e in tutta la citta fervono i preparativi per il trasporto.
il centro è invaso da una moltitudine di operai che stanno preparando il percorso del campanile che cammina e in pochi giorni il volto della città si trasformerà in funzione della festa più attesa dell’anno, la fila di colonnine di metallo che è spuntata in via Cavour nel giro di poche ore sarà seguita da corde e transenne in ogni via che percorrerà Gloria, ed infine la stesura di quintali di rena sul selciato scivoloso nei punti più critici concluderà i preparativi per il passaggio della macchina, la sera del 3 settembre.
Ma oltre alla preparazione tecnica del trasporto, c’è anche un aspetto del tutto folkloristico che riguarda il modo dei viterbesi di aspettare la sera della Macchina di santa Rosa: se gli stendardi con lo stemma del sodalizio che adornano le finestre testimoniano la devozione degli abitanti della città dei Papi al rito del trasporto con ripetitiva sobrietà, altrettanto non si può dire di quello che ''fiorisce'' nelle vetrine dei negozi che sono lungo tutto il percorso della macchina.
È proprio qui infatti che i viterbesi dimostrano il loro grande attaccamento alla piccola santa, esponendo una gran varietà di oggetti che vanno dalle immagini votive ai veri e propri cimeli dei trasporti più antichi e emblematici della storia del ''sollevate e fermi''. Ovviamente tra i gadget più gettonati ci sono le riproduzioni in scala delle varie macchine, in ogni vetrina come in molte case di viterbesi c’è ne almeno una e in alcuni casi si può parlare di vere collezioni che tradizionalmente vengono tramandate di padre in figlio.
Invece nel caso della riproduzione di Gloria si può affermare che la tecnologia ha incontrato la tradizione, è stato infatti lo stesso Raffaele Ascenzi che ha suggerito di realizzare questo ambitissimo modello con la moderna tecnica della stampa 3d.
Se invece siete amanti della tradizione, la vetrina da vedere è sicuramente quella del negozio in via Cavour del fotografo Ugo Poggi, che ogni anno espone tra i vari cimeli di un passato glorioso anche un ciuffo numerato appartenuto a Giuseppe Zucchi, ideatore dello storico Volo d’Angeli: un pezzo di cuoio consunto che oltre la dedica del compianto Zucchi all’amico Poggi porta impressa sopra la fatica e la devozione dei facchini che ebbero la fortuna di portare sulle loro spalle un pezzo di storia della città dei Papi.
Infine in questa carrellata folkloristica non poteva mancare il lato gastronomico della manifestazione, e come succede in tutte le feste patronali anche a Viterbo da qualche anno è comparsa la pagnottella di santa Rosa: un pane dolce impastato con uvetta e canditi, i fan più sfegatati dei facchini invece possono addolcirsi la bocca con dei simpatici biscotti a forma di facchino con tanto di ciuffo sulla spalla.
