ANNO 16 n° 275
Asl - A maggio si decide
su arresto di 4 indagati
Fissata udienza tribunale riesame
17/03/2012 - 03:53

VITERBO – Entro due mesi, l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio, il suo consulente strategico Mauro Paoloni, il titolare della casa di cura Nuova Santa Teresa di Viterbo Roberto Angelucci e il responsabile della società di lavoro interinale Gianluca Parroccini sapranno se per loro si dovranno aprire le porte del carcere o no.

E’ stata infatti fissata per gli inizi del prossimo maggio l’udienza del Tribunale del Riesame che dovrà analizzare il ricorso presentato dai pubblici ministeri Stefano D’Arma e Franscesco Tucci contro la decisione del giudice delle indagini preliminari Salvatore Fanti di negare gli arresti dei quattro principali indagati della maxi inchiesta sulla Asl, nella quale sono coinvolte altre venti persone e alcune società.

Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di concussione, corruzione, turbativa d’asta, truffa, falso ideologico e a abuso d’ufficio.

Nei giorni scorsi, il Tribunale del Riesame ha accolto un altro ricorso degli stessi pubblici ministeri, quello contro il diniego opposto dal giudice per le indagini preliminari al sequestro dei locali della casa di cura Nuova Santa Teresa che ospitano il Centro diabetologico. Così, sulla struttura sono stati apposti i sigilli come voleva la procura della Repubblica.

Il gip aveva accolto solo la richiesta di sequestro cautelare di oltre 20 milioni di euro, tra crediti e contanti, dai conti correnti della Ro.Ri, la società di cui sono titolare Roberto Angelucci e il figlio Fabio. A tanto, secondo l’accusa, ammonterebbero le somme percepite in modo fraudolento dagli Angelucci gonfiando le fatture e falsificando il tipo di cure prestate da un’altra struttura sanitaria di loro proprietà: la casa di cura di Nepi.

Gli arresti di Aloisio, Paoloni, Angelucci senior e Parroccini erano stati chiesti dai pubblici ministeri la scorsa estate. Il gip, dopo oltre 6 mesi, respinse la richiesta per “mancanza di attualità”. Un po’ come dire che erano stati chiesti a troppo tempo di distanza dai fatti contestati. La procura, invece, ritiene che sussistano ancora motivi validi per disporre gli arresti, a cominciare dal pericolo di inquinamento delle prove. Da qui il ricorso al tribunale del riesame che sarà discusso a maggio.






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