


TUSCANIA - 'Mentre il pensiero collettivo vola verso spiagge, sagre e aperitivi al tramonto, c’è un altro tramonto che avanza in silenzio: quello del paesaggio. Ma non per cause naturali. Quello che si consuma nelle aree interne del nostro Paese, e nella Tuscia in particolare, è uno stravolgimento lento, sistemico e silenzioso, spinto da una retorica green che ha perso contatto con il buon senso, con la partecipazione democratica e con la tutela del bene comune'. A lanciare l'allarme è l'associazione Assotuscania, da oltre 15 anni impegnata in progetti di formazione e divulgazione su temi ambientali e di sviluppo sostenibile. Già nei mesi scorsi l'associazione aveva affrontato il problema denunciando l’incontrollata proliferazione di impianti industriali intensivi di FER nel territorio, con un crescente consumo di suolo e perdita di centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo. 'Ad oggi - dicono - lo scenario si è aggravato. Le aree interne sono ormai destinate ad essere sacrificate e seppur ricche di biodiversità, bellezza e potenziale umano sembrano diventate nei nostri territori il terreno perfetto non per lo sviluppo, ma per l’abbandono istituzionale e la speculazione industriale'.
A denunciare lo stato di fatto, anche L'Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), che rappresenta i comuni montani e i territori meno serviti secondo cui: “Dove mancano servizi e attenzione pubblica, arrivano gli interessi forti”. 'Il problema - sottolinea Assotuscania - è che pochi investono per restituire vita a questi luoghi, se non per installare impianti Fer industriali — fotovoltaici o eolici — che ne modificano radicalmente l’identità, sottraendo suolo agricolo e disegnando nuove servitù senza compensazioni per chi quei luoghi li abita. Il World Economic Forum ci ricorda invece che in tutto il mondo crescono le politiche che incentivano a tornare a vivere nei borghi e nelle aree rurali per ridurre l’impatto delle città sovraffollate, promuovere salute, sostenibilità e qualità della vita'.
I numeri li snocciola anche il Financial Times secondo cui tra il 2014 e il 2024 le aree rurali hanno perso 8 milioni di abitanti, mentre aumentano i progetti che cercano di invertire la rotta con smart working, digitalizzazione e rigenerazione abitativa'.
Nei giorni scorsi anche un articolo di Viterbo News 24 dal titolo “Viterbo è la più fotovoltaica d’Italia”, metteva in luce che quasi il 90% degli impianti fotovoltaici del Lazio è concentrato nel viterbese. Non un orgoglio, ma l’evidenza di uno squilibrio profondo.
'Già nel 2022 - conclude Assotuscania - la Regione Lazio con apposita delibera metteva nero su bianco che le FER nella provincia di Viterbo “sono al di sopra della media nazionale per i livelli raggiunti nella produzione di energia elettrica anche attraverso gli impianti fotovoltaici. Tali livelli hanno superato non solo i traguardi previsti per il 2030, ma anche quelli per il 2050. Senza strumenti concreti, decisioni politiche adeguate e una mobilitazione consapevole dei cittadini , spesso ignari, rassegnati o illusi di avere una fetta della grande torta, la macchina non si è fermata'