ANNO 16 n° 273
Appunti a margine di un femminicidio
A cura di Michele Palazzetti – IPSE Istituto Psicologico Europeo
30/05/2013 - 04:00

VITERBO - Una cronaca ossessiva di violenze sulle donne. Stupri, sfregi, omicidi. Nel cosentino, una quindicenne è stata massacrata a coltellate e arsa viva dal fidanzato, di due anni più grande. Gelosia.

Mi chiedo quante donne e soprattutto ragazze facciano fatica a sentire quanto la mostruosità di quell’atto abbia a che vedere con il loro quotidiano.

Una volta, mia figlia mi chiese: ma come si vestono i ladri?

Era una bambina e legittimamente pensava che i ladri avessero un segno distintivo, si potessero riconoscere in mezzo alle persone comuni. Che fossero persone diverse da quelle che incontrava e verso cui la educavamo ad avere fiducia e rispetto. E ricordo lo sconcerto nei suoi occhi, quando le dissi che a rubare erano persone come noi. Uguali in tutto, fuorché nella convinzione che rubare non si debba, perché è far male a qualcuno.

Non conosco la storia della ragazza calabra e del suo carnefice. Conosco però la storia di molte donne che faticano a vedere.

Perché vedere un attentato alla propria dignità dietro il gesto di un uomo geloso è difficile. E ancor di più è difficile vedere quali rischi potenziali contenga.

Perché è difficile vedere un mostro nella persona di cui sei innamorata.

E’ difficile non essere anche gratificata da un moto di gelosia del compagno.

E’ difficile non preferire di guardare all’espressione di lui quando ti si dona, piuttosto che a quella che ha quando ti aggredisce, fosse pure verbalmente.

E’ difficile non cadere nella trappola del senso di colpa e dell’autoaccusa.

E’ difficile non sperare che si sia trattato di un momento.

E’ difficile credere a chi, dall’esterno, ti mette in guardia.

E difficile non cedere alla tentazione di pensare che per amore quella persona cambi, o che tu, con amore, riuscirai a cambiarla.

Per fare tutto questo serve un mondo di cose diverse da quelle che abbiamo a disposizione. Noi tutti e soprattutto le giovani donne.

E la consapevolezza che un mondo non lo si crea in sette giorni, ma che ognuno, in tutti i momenti di cui è fato ciascuno dei giorni che abbiamo, può fare qualcosa di determinante.

Serve autostima. Confidenza con se stessi e con le proprie emozioni. Scambio e solidarietà. Fiducia. Capacità di porsi domande senza per questo perdersi. E la certezza che l’unica vita che posso cambiare è la mia e per farlo devo darle valore; sapendo distinguere, accettare e rifiutare in base a quello che sento sia giusto per me. Sapendo che la cultura di un paese è la somma delle scelte che in uno stesso tempo mostrano di fare i singoli che in quel paese vivono. In questo influenzandosi, rafforzandosi nelle convinzioni, facendone astrazioni che diventano regole condivise.

In questo, il rogo di una donna che dice no a chi la vuole possedere ha a che vedere con la battuta di strada che la svaluta ad anonima portatrice di fica e con la parola dell’innamorato che le dice “sei mia”.

Per una donna accoltellata ce ne sono tante altre che silenziosamente muoiono nell’anonimato dei lavori domestici, senza che abbiano mai avuto occasione di pensare e di raccontare quanto possano essere alienanti. Chi lucida il pavimento della cucina tutti i giorni tende a non accorgersi neppure della frustrazione che dà il preparare subito dopo il pranzo e perfino anche solo il mangiare, perché sai che stai sporcando dove un attimo prima hai pulito. E non te lo confessi, non lo dici. Sorridi mangiando perché pensi che si debba pur vivere. E intanto, un pochino, muori. Muori proprio perché non stai dando ascolto a te stessa e a quella paura che ti è passata sulla schiena e che ricacci allisciando i capelli e definendola stupida. Rischi di morire perché pensi che quell’uomo che per un attimo ti ha spaventata con la sua gelosia rabbiosa, musona, o piagnucolosa, sia quello che ti ha detto ti amo. E che per questo sia da amare. Fino a prova contraria. E non pensi a quale sarà la prova ultima. Di fronte alla quale dirai basta.

Michele Palazzetti

Responsabile Coaching e Formazione

IPSE Istituto Psicologico Europeo

ipseroma@gmail.com



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