


SORIANO NEL CIMINO – Si riparte con il teatro, ma c’è chi non ha smesso proprio mai, continuando le lezioni on-line, soprattutto per preparare lo spettacolo finale, come è accaduto al Corso di Teatro di Viterbo, che la sera di sabato 26 giugno è andato in scena a Palazzo Chigi-Albani di Soriano nel Cimino, con l’opera “Un disturbo sola-mente”, scritto e diretto dal regista Sergio Urbani.
Il Corso di Teatro di Viterbo è diretto dal medesimo regista e organizzato dall’Associazione THEATR-ES. La rappresentazione è un’opera tragicomica ambientata ai giorni nostri che racconta la storia di un “centro diurno” dove persone con disturbi della personalità hanno trovato casa e una nuova famiglia. La trama si divide tra le divertenti situazioni “assurde” che si verificano all’interno della casa famiglia e la tragica realtà dei manicomi di un tempo, vere prigioni per matti che dovevano essere tenuti lontano dalla collettività.
Gli interpreti Elisa Mazzoni, Bruna Modica Ragusa, Ilaria Caloisi, Veronica Carrubba, Francesca Benedetti, Benedetta Scagnoli, Laura Terribili e Gabriele Lotichius, colgono l’amara ma toccante simpatia dei personaggi che animano la casa, assecondati dal personale che lavora all’interno, che lasciano sfogare le fantasie di ognuno, rendendoli felici per quello che vogliono essere.

Un messaggio forte di solidarietà per persone diverse dalla massa, che devono essere considerate “persone speciali”, spesso con sogni impossibili nella realtà ma non per loro. Riuscire ad accontentarli, proteggendoli dall’esterno come si fa con i bambini, è la soluzione più giusta, per questo è importante che ci siano persone qualificate a seguirli.
Dopo la legge Basaglia del 1978, l’Italia chiude i manicomi e diventa un esempio da imitare per tutta l’Europa, anche se ogni tanto spuntano casi di maltrattamenti, ma la situazione è molto diversa da quella di una volta e rispetta i diritti umani di queste persone che hanno bisogno di essere accudite e non maltrattate fisicamente o con elettroshock.
Dopo tanto tempo di stop a causa della pandemia, torna il Maestro Urbani mettendo in scena un’opera che fa sorridere e pensare, con i complimenti di un pubblico entusiasta. Tanti applausi agli allievi/attori che hanno ben caratterizzato i loro personaggi e portato i presenti in un contesto spesso lontano dalla vita di tutti i giorni: c’è chi è convinto di essere un maestro d’orchestra e chi una star, tutto diventa un gioco bellissimo, alternato da situazioni drammatiche che alimentano il delirio quotidiano degli “ospiti”, il tutto nella splendida cornice storica di Palazzo Chigi-Albani.
Foto Alessandra Florea

