

VITERBO - La querelle che nell’autunno scorso aveva contrapposto gli utenti laziali, umbri e sabini in occasione del rinnovo del consiglio di Amministrazione, quindi la successiva maggioranza acquistata dai “sabini” a scapito dei “laziali” si è risolta giorni fa con l’accoglimento del ricorso presentato dalla lista “Agricoltori riuniti” esclusa dalla competizione elettorale.
Pertanto, tutto da rifare.
Il Consiglio di stato nell’affare n. 00998/2020 nell’adunanza di sezione del 20.1.21, pubblicata il 16.4.21 (n.00717/2021) ha espresso il parere di accoglimento del ricorso.
Ricordiamo i fatti.
L’attuale Consiglio di amministrazione, dopo l’ultima tornata elettorale del 2020 era rappresentata ormai solo dalla lista “Bonifica”, di espressione reatina, e anche se perdente dal punto di vista dei consensi, è tuttavia in sella grazie all’esclusione di tre delle quattro fasce di elettori dalla contesa elettorale che erano rappresentate da Piero Camilli. Stante ciò si ostina a cavalcare questo strategico Ente nonostante l’illegittimità conclamata del suo Consiglio. Infatti in osservanza dell’art. 32 dello Statuto del Consorzio di Bonifica Etruria Meridionale e Sabina, il Consiglio di Amministrazione deve essere composto almeno dai due terzi dei membri, statuiti nel numero di tredici. Con i sei dimissionari il Cda è da tempo sotto la soglia della legittimità.
La norma statutaria cita che nel caso di numero minore dei due terzi: “l’Assemblea dovrà essere convocata entro tre mesi per l’elezione del Consiglio stesso”. Per la cronaca, una recentissima proposta della Giunta regionale ipotizzava una modifica statuaria che, però, a partita aperta, cambiava le regole creando una “legittimità di sopravvivenza” del Cda grazie a una maggioranza assoluta, quindi sette membri. Certamente non pratica corretta.
Una vittoria quindi degli agricoltori della Tuscia che in occasione di una nuova tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione dell’Ente potranno avere loro rappresentanti sino ad oggi esclusi.