

Riceviamo e pubblichiamo da Alessia de Rubeis - Unione della Tuscia
VITERBO - Non c'è bisogno di essere animalista - termine che non amo, ma ancora necessario - per essere contrari ai circhi che usano, o meglio, sfruttano gli animali all'interno delle proprie strutture. Nei circhi italiani ci sono ancora migliaia di animali prigionieri: la gran parte di loro sono nati in cattività, altri invece sono stati affittati o barattati da un circo all'altro. Altri ancora catturati mentre vivevano liberi in natura. Nel corso degli anni molte trasmissioni televisive, in primis Striscia la notizia, hanno evidenziato i maltrattamenti subiti da animali che per natura nulla hanno a che vedere con gabbie, fruste, pattini e lustrini.
La ridicolizzazione, tanto quanto le torture a cui sono sottoposte queste bestie, non ha niente di normale né di tollerabile. Non poche sono le aziende circensi che hanno inanellato denuncie su denuncie per maltrattamenti - alcune passate in giudicato in via definitiva: Togni, con sentenza del tribunale di Palermo n. 764/2008, circo Città di Roma, anch'esso condannato, così come Rolando Folloni condannato per reati commessi nel 2003. Tutti però, hanno un punto in comune: ricevono a tutt'oggi circa 3 milioni di euro di finanziamento pubblico direttamente dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali. A nulla sono valse le petizioni e le raccolte firme delle associazioni animaliste. I soldi dei contribuenti, quindi anche di voi che state leggendo, finiscono anche nelle tasche di gente che prende a bastonate scimmie, tigri, leoni, orsi, ippopotami o che comunque li detiene in condizioni non consone alla natura selvaggia degli stessi.
Finché non ci sarà dato modo di vietare questo scempio, finché non capiremo che con Madre Natura dobbiamo convivere e non disporne a nostro piacimento, l'unica cosa che possiamo fare è boicottare i circhi con animali, prediligendo esclusivamente quelli che dell'arte circense ne hanno fatto stile e vanto, creando spettacoli con la sola presenza di esseri umani. Questa amministrazione, come molte, moltissime altre, hanno in mano uno strumento quantomeno deterrente: se è vero che un Comune non può vietare ciò che a livello nazionale è del tutto legale, e riceve addirittura sussidi dallo Stato, quello che si può fare è porre delle restrizioni, basate sul regolamento Cites del 2006, che, oltre a indicare dei requisiti minimi per la detenzione degli animali (misure dei recinti, ecc.), indica anche di evitare del tutto la detenzione delle seguenti specie: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe e Rapaci.
Mi auguro che la giunta Michelini abbia il coraggio di dedicare attenzione alla dilagante empatia che i cittadini mostrano giornalmente nei confronti del benessere animale e che per una volta essa stessa dimostri di avere le idee chiare su cosa concedere e cosa no.