ANNO 16 n° 161
Anche l'intelligenza artificiale boccia il deposito unico di scorie nucleari
L'esperimento di Rodolfo Ridolfi: 'Ho interrogato Chat Gpt ed ecco cosa mi è stato risposto…'
Alessandra
01/03/2025 - 07:03
di Alessandra Sorge

 CIVITA CASTELLANA - Cosa ne 'pensa' l'intelligenza artificiale riguardo alla costruzione del deposito unico di scorie nucleari nella Tuscia, la cui minaccia pende come una mannaia sui comuni della provincia, individuati da Sogin attraverso 21 potenziali siti di stoccaggio? Se lo è chiesto Rodolfo Ridolfi, presidente del Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, che ha posto la singolare domanda a Chat Gtp, il celebre chat bot basato su intelligenza artificiale specializzato nella conversazione con un utente umano. Ridolfi è stato tra i maggiori oppositori del progetto Sogin, fondatore di uno dei primi comitati no scorie, attivista, firmatario di ben quattro ricorsi al tar, e portatore di interesse nella consultazione pubblica; ha partecipato a studi, visionato montagne di documenti, prodotto osservazioni e condiviso documenti scientifici di tecnici ed esperti contro il temuto deposito di scorie. Poi l idea: fare una semplice domanda ad un programma di intelligenza artificiale e vedere cosa avrebbe risposto. 

La domanda: In termini di sicurezza militare e civile è sicuro stoccare 17mila metri cubi di scorie nucleari ad alta attività in superficie, per un periodo temporaneo di lunga durata, quantificato in 150 anni, ad un kilometro da un centro abitato, in aree che per caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche e antropiche non rispondono agli standard di radioprotezione internazionale?

La risposta di Chat Gpt

 Stoccare 17.000 metri cubi di scorie nucleari ad alta attività in superficie, a 1 chilometro da un centro abitato, per un periodo temporaneo di lunga durata (fino a 150 anni), in aree che non soddisfano gli standard di radioprotezione internazionale in termini di caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche e antropiche, non sarebbe sicuro né dal punto di vista militare né da quello civile. I rischi associati a questo scenario sono considerevoli, e diversi aspetti evidenziano i problemi di sicurezza.

Passo per passo poi Chat Gpt evidenzia tutte le criticità

Rischi di contaminazione e dispersione radioattiva

Le scorie nucleari ad alta attività sono estremamente pericolose e, se non gestite correttamente, possono causare contaminazione radioattiva. Se il sito di stoccaggio non soddisfa gli standard di radioprotezione, esiste un alto rischio di dispersione delle sostanze radioattive nell’ambiente circostante, in particolare in caso di incidenti. Le caratteristiche idrogeologiche inadeguate potrebbero facilitare la contaminazione delle falde acquifere, mentre condizioni geomorfologiche instabili potrebbero rendere il sito vulnerabile a frane, inondazioni o altre alterazioni del terreno che potrebbero compromettere l’integrità del deposito.

 

Esposizione della popolazione e rischio sanitario

A 1 chilometro da un centro abitato, la sicurezza della popolazione sarebbe seriamente compromessa. In caso di incidente (come un incendio, un cedimento strutturale o una fuoriuscita di materiale radioattivo), l’esposizione della popolazione a radiazioni sarebbe pericolosa anche a distanza di alcuni chilometri, con gravi effetti sulla salute pubblica, tra cui malattie tumorali, danni genetici e altre patologie. Inoltre, le scorie nucleari rimangono radioattive per migliaia di anni, quindi anche un periodo temporaneo di 150 anni potrebbe non essere sufficiente per garantire la completa sicurezza in caso di emergenze.

 

Vulnerabilità ai rischi naturali e antropici

Le aree che non rispondono agli standard di radioprotezione internazionale presentano una serie di rischi che aumentano notevolmente la probabilità di incidenti. Le caratteristiche geomorfologiche e idrogeologiche del sito devono garantire la stabilità e la sicurezza del deposito nel lungo periodo. In zone instabili, con terreno friabile, acquifero vulnerabile o in prossimità di falde d’acqua, un evento naturale come un terremoto, una frana, o un’inondazione potrebbe compromettere il deposito e causare un rilascio incontrollato di radiazioni. Le caratteristiche antropiche, come la densità di popolazione e le infrastrutture vicine, potrebbero aumentare ulteriormente i rischi, soprattutto in caso di attacchi terroristici o sabotaggi.

 

Vulnerabilità a minacce militari e terrorismo

Dal punto di vista della sicurezza militare, la vicinanza a un centro abitato aumenta i rischi di attacchi deliberati o di terrorismo nucleare. Le scorie nucleari, se accessibili e mal protette, potrebbero diventare un obiettivo strategico. Un attacco diretto al sito di stoccaggio o un sabotaggio potrebbero avere conseguenze devastanti, non solo per la sicurezza della zona, ma anche a livello internazionale, creando panico, contaminazione radioattiva diffusa e danni irreparabili alla salute e all’ambiente.

 

Problemi di monitoraggio e gestione a lungo termine

Anche se si tratta di uno stoccaggio temporaneo, 150 anni rappresentano un periodo estremamente lungo, durante il quale potrebbero cambiare le condizioni politiche, ambientali e tecnologiche. La gestione del rischio e la manutenzione del sito di stoccaggio per un periodo così esteso potrebbero essere difficili, soprattutto se non sono stati adottati gli standard internazionali di protezione. Il monitoraggio continuo del deposito sarebbe necessario, ma il rischio di dimenticanza o di cambiamenti nel regime di sicurezza è sempre presente. Inoltre, la capacità di garantire che il deposito non venga compromesso nel tempo è incerta, soprattutto se le condizioni del sito non sono ideali.

 

Conseguenze legali e di responsabilità

Lo stoccaggio di scorie nucleari vicino a un centro abitato potrebbe sollevare problemi legali, legati alla responsabilità in caso di incidenti. Le leggi internazionali e nazionali stabiliscono che i rifiuti nucleari devono essere gestiti in modo da minimizzare il rischio per la salute e l’ambiente. In un sito non conforme agli standard internazionali di radioprotezione, la responsabilità in caso di disastro potrebbe essere elevata e l’area circostante potrebbe richiedere compensazioni a lungo termine.

Conclusioni: Stoccare scorie nucleari ad alta attività in superficie a 1 chilometro da un centro abitato, per un periodo di 150 anni, in un sito che non risponde agli standard di radioprotezione internazionale, presenta rischi inaccettabili. Questo tipo di deposito comporta un elevato rischio di contaminazione radioattiva, vulnerabilità a incidenti naturali, attacchi militari e terroristici, e problemi legali. Inoltre, la gestione a lungo termine sarebbe estremamente difficile, e la protezione della popolazione circostante non sarebbe garantita.

La soluzione più sicura sarebbe la deposizione sotterranea delle scorie in aree geologicamente stabili e lontane dalle aree abitate, in conformità con gli standard internazionali di sicurezza nucleare.

 

Il commento

Al di la dell'impegno e degli studi preziosissimi che sono stati svolti in questi anni - ha sottolineato Ridolfi - anche Chat gpt ha proposto la risposta più ovvia che normalmente contiene anche le soluzioni più praticabili. Purtroppo rimane il fatto che i governi che hanno portato avanti questo programma non hanno tenuto conto delle ovvietà che anche noi continuiamo ad elencare ignorando i principi fondamentali della sicurezza. Oggi le aree sono oggetto di vas (valutazione ambientale strategica) e spero che, almeno in questa fase di valutazione, si tenga conto dell’ovvio'.

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