

VITERBO - Come in una partita a scacchi, il comitato ''Non ce la beviamo'' tenta la mossa che potrebbe dare scacco matto alla Talete, nella forma attuale di società per azioni.
''Visto e considerato che molti Comuni si sono espressi con delibera nei confronti di un servizio idrico che esclude l’ingresso dei privati, e soprattutto dando sostegno alla legge regionale numero 5 del 2014, chiediamo al consiglio provinciale appena eletto di promuovere una delibera a favore della gestione pubblica dell'acqua''. E’ questo l’appello degli attivisti.
Finora a essersi pronunciati nella direzione prospettata dal comitato sono stati il Comune di Viterbo, con una mozione approvata il 19 novembre, e quello di Civita Castellana, nel consiglio del 5 dicembre. Oggi invece toccherà a Tarquinia, dove il parlamentino locale si riunisce per votare una mozione che si basa sulla stessa bozza predisposta dal comitato. A meno di colpi di scena, anche nella cittadina del litorale la proposta dovrebbe passare all’unanimità. A questo punto tutti e tre i Consigli dei maggiori paesi della Tuscia, quelli che in termini di quote societarie hanno maggiore peso in seno all’assemblea dei soci della Talete, avrebbero preso il medesimo impegno ''verso un nuovo modello di gestione dell’acqua più vicino ai territori, escludendo qualsiasi società per azioni e tanto più il coinvolgimento di multinazionali''. Non bastasse, il Comitato ricorda che a chiederlo ci sono anche le 12mila firme raccolte in pochi mesi sul territorio, dove di giorno in giorno le popolazioni di nuovi comuni si uniscono a questa battaglia.
''Se anche la Provincia, che dopo Palazzo dei Priori è il secondo azionista della Talete, seguisse l’esempio e si impegnasse in questa direzione, il messaggio per la Regione sarebbe forte e chiaro'', concludono dal Comitato.