

FABRICA DI ROMA - Amerina BioFest ha trasformato il centro storico di Fabrica di Roma in un laboratorio diffuso di cultura agricola, memoria collettiva e visione del territorio. Dal 14 al 17 maggio, la prima edizione del festival ha dato vita a un’esperienza che è andata ben oltre la semplice manifestazione enogastronomica, costruendo invece una vera “geografia umana” dell’Agro falisco.
Tra vicoli, piazze e sale gremite, produttori, cuochi, associazioni, studenti e cittadini hanno animato quattro giorni di incontri, degustazioni, dibattiti e spettacoli capaci di raccontare la complessità di una terra spesso schiacciata da modelli agricoli standardizzati. L’Amerina BioFest si è imposto così come un presidio culturale oltre che agricolo, mettendo al centro biodiversità, agricoltura biologica e identità locale.
Grande spazio è stato dedicato alle nuove generazioni. Il concorso letterario “L’Amerina che vorrei” ha premiato il racconto “Un aiuto non previsto” della classe IIA dell’IC XXV Aprile di Civita Castellana, mentre una menzione speciale è andata a “La panchina di Calcata” della classe IIIC dell’Istituto Omnicomprensivo Fabio Besta. Ad accompagnare la serata inaugurale, il concerto del Cor-O-rchestra dell’I.I.T.S. Midossi, testimonianza concreta del legame tra musica, partecipazione civile e futuro.
Al centro del festival anche i temi del sociale e della sostenibilità. Nell’area del Biodistretto si sono susseguiti incontri dedicati al diritto al cibo, al ruolo dell’agricoltura sociale, al servizio civile e alla necessità di un modello biologico come prospettiva di sviluppo per il territorio. Forte anche il messaggio del movimento No Scorie, con l’arrivo a Fabrica di Roma della passeggiata partita da Corchiano insieme alla Carovana Stralunata, anticipazione della mobilitazione provinciale prevista il 20 giugno verso Roma.
Significativa la collaborazione con Slow Food e con la Condotta di Viterbo e Tuscia. Protagonisti i Cuochi dell’Alleanza, da Gianluca Aphel a Vittoria Tassoni, che hanno proposto piatti costruiti attorno ai prodotti del territorio e alla memoria gastronomica locale. Tra i momenti più apprezzati, la preparazione dei tradizionali “mesatoli” fabrichesi a cura di Paola Massaccesi.
Il festival è stato anche occasione per presentare il volume “Cura del territorio e transizione ecologica: gli anni del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, una comunità in movimento”, dedicato all’esperienza del secondo Biodistretto nato in Italia. Un progetto che negli anni ha consolidato l’identità dell’Agrofalisco come modello territoriale fondato su sostenibilità, cooperazione e tutela del paesaggio.
Sold out per seminari e degustazioni guidate, con prenotazioni chiuse in anticipo a causa dell’elevata richiesta. Numeri che hanno sorpreso anche gli organizzatori. “Pensavamo di dover predicare nel deserto, aspettandoci che i cactus rispondessero Amen. Invece, ci siamo trovati davanti a un incontenibile prato fiorito”, ha dichiarato Raffaele Marini al termine della manifestazione.
Il successo della prima edizione lascia così un segnale preciso: esiste ancora un pubblico disposto a cercare autenticità, profondità e relazione dentro il cibo e dentro i territori. Da Fabrica di Roma non è passato soltanto un festival, ma un’idea concreta di comunità e di futuro capace di lasciare una traccia duratura nell’Agrofalisco.