

VITERBO - Week-end di lavoro per la procura di Viterbo che in queste ore è impegnata in una duplice inchiesta sull’ambiente: l’inquinamento del fiume Marta e il porto dell'omonima città lacustre. L’imperativo è: ''Chi sbaglia paga''.
Negli ultimi giorni magistrati e carabinieri forestali stanno spulciando le carte relative all’inquinamento del fiume per chiarire ogni aspetto di questa vicenda e per accertare fino in fondo le responsabilità. Nell’inchiesta che ha portato al sequestro del terreno privato da cui si ipotizza sia avvenuto lo sversamento delle sostanze organiche che sarebbero finite poi nel fiume, c’è un indagato. Si tratta del proprietario del terreno ma la procura vuole andare a fondo per chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda.
Dal terreno sotto sequestro, di cui è stata disposta la messa in sicurezza, sono stati prelevati ulteriori campioni per analisi più approfondite sulla natura delle sostanze organiche. Per la settimana entrante sono previsti i risultati dei controlli effettuati dall’Arpa.
Intanto proseguono le indagini anche sul porto di Marta sotto sequestro dal 5 febbraio. Nelle ore scorse un dirigente della Regione Lazio sarebbe stato sentito dai pm. Il riserbo è massimo ma sembrerebbe che avrebbe reso informazioni che vanno nella direzione della tesi sostenuta dalla Procura ossia che la banchina di 270 metri era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale.
Nell'inchiesta sono indagati il sindaco ed altri 7 soggetti per reati ambientali, abuso d’ufficio e falso ideologico.