


VITERBO - Era la notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 sembrava un turno come gli altri, invece alle 3,36 la terra trema ad Amatrice, in pochi minuti con la nostra squadra di Viterbo, un modulo di una dozzina di unità, ci mettiamo in cammino per Rieti, il primo target che ci era stato dato. Li non c’era stata nessuna vittima, ricordo di averlo detto alla mia famiglia per tranquillizzarla, e che saremmo tornati presto.
Neppure il tempo di arrivare al Comando di Rieti che ci dirottano ad Amatrice che ci dicono sia rasa al suolo con molte vittime. il tempo di arrivare a ponte Tre Occhi per renderci conto della tragedia, da lì dove tutti cercavano di entrare, unico accesso per il paese, c'era un ingegnere dell’Anas che bloccava tutti perché il ponte era pericolante.
Dopo una trattativa, decido di passare comunque su quel ponte, prima con dei mezzi leggeri poi con tutta la colonna mobile. questo ci ha permesso di essere la prima squadra ad entrare ad Amatrice, ancora ho negli occhi la polvere, la distruzione, l'incredulità delle persone, il panico i silenzi ', l'odore di gas in tutto il paese. Da quel momento sono tornati in testa tutti gli anni di servizio, gli altri terremoti ma mai come quel giorno ci eravamo resi conto dell'importanza di ogni singola scelta e di ogni singolo minuto.
All'inizio abbiamo aiutato o cercato di aiutare il maggior numero di persone che era sotto le macerie ma poi siamo stati chiamati all'hotel Roma dove ci dicevano ci fossero decine di persone. Da quel momento fino all'arrivo delle squadre USAR dalla Lombardia, non ci siamo più mossi, abbiamo estratto tutte le persone vive ascoltando i loro racconti, mentre lavoravamo sopra ai loro corpi attraversando le macerie ed a volte dovendo anche lasciare sul posto i loro coniugi senza vita.
Tanti sono i racconti che mi sono portato via insieme alla mia squadra in quella drammatica esperienza.
Una sola certezza ho nel cuore: sia io che tutti i colleghi intervenuti in quelle ore, non abbiamo nessun rimpianto, è stato fatto oltre quello che potevamo, rischiato oltre quello che la legge e il buon senso ci consentiva. Ringrazio ancora tutti quelli che sono partiti con la colonna mobile di Viterbo anche se con qualcuno ci siamo divisi durante le operazioni di primissimo soccorso ma so per certo che chiunque si sia trovato in quel posto in quelle ore ha dato tutto ciò che poteva.