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Allarme acqua nel Viterbese: “Non ce la beviamo” chiede trasparenza e interventi immediati
Il comitato sollecita Regione e sindaci: “Subito il progetto del CNR contro l’arsenico e controlli più frequenti”
27/04/2026 - 10:07

 

VITERBO - Cresce la preoccupazione nella provincia di Viterbo per la qualità dell’acqua potabile. Il comitato “Non ce la beviamo”, insieme ad A.Ba.Co Associazione di Base dei Consumatori, lancia un duro appello alle istituzioni chiedendo interventi concreti e maggiore trasparenza.

Al centro della richiesta c’è la sollecitazione alla Regione Lazio e ai sindaci del territorio affinché venga finalmente realizzato il progetto annunciato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), basato su membrane bioispirate in grado di eliminare l’arsenico dall’acqua. Una soluzione ritenuta fondamentale per affrontare in modo strutturale una criticità che da anni interessa il territorio.

“Questo territorio non può più attendere”, denunciano i promotori, sottolineando come dopo l’annuncio iniziale non siano seguiti aggiornamenti concreti sullo stato del progetto. Da qui la richiesta di avviare subito una fase di sperimentazione affidata a un soggetto pubblico e indipendente, abbandonando parallelamente l’ipotesi di privatizzazione del servizio idrico.

Il comitato evidenzia inoltre gravi carenze sul fronte dell’informazione ai cittadini. Secondo quanto riportato, i dati disponibili sul sito della ASL di Viterbo risulterebbero datati e difficilmente accessibili a tutta la popolazione, in particolare a chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali.

“Non è tollerabile affrontare in modo così superficiale una questione che riguarda direttamente la salute pubblica”, si legge nella nota, che insiste sulla necessità di controlli più frequenti e di una comunicazione chiara, tempestiva e capillare.

Infine, un richiamo diretto ai primi cittadini: “I sindaci si sveglino: sono loro i principali responsabili della tutela della salute pubblica”. Una presa di posizione netta che riaccende il dibattito su una problematica annosa e ancora irrisolta nel territorio viterbese.






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