

“Ho detto che l’ufficio è chiuso!!!”. E giù con il portone sbattuto in faccia.
Un vero gentlemen, non c’è che dire. Peccato, però, che qui non stiamo parlando di una persona comune che non conosce le buone maniere. E peccato che la signora che si è vista sbattere quel portone in faccia non fosse uno di quei venditori ambulanti di pentole e folletti che, certo, a volte possono anche scocciare. Qui stiamo parlando di un impiegato di un servizio pubblico e di un'utente.
“Sono arrivata all’ingresso dell’ufficio Anagrafe di piazza del Comune alle 16,43”, racconta la signora K.. “Ho chiesto se potevo entrare – ha aggiunto - e l’impiegato mi ha risposto che l’ufficio era chiuso”.
Va detto, in questo contesto, che l’orario di chiusura è alle 16,45: K., quindi, era ancora in tempo. Ma, impettito e rispettosissimo delle regole – manco fosse stato in un’accademia militare – l’impiegato rimprovera a K. di essere in ritardo di cinque minuti. “Non vede che sono le 16,50??!”. A quel punto la donna, infastidita, chiede l’orario ad un passante che le conferma come non fossero ancora le 16,45. Ma, a quel punto, il portone era già stato chiuso. Sbattuto, pardon.
Siccome non è la prima volta che vengono segnalati episodi simili riguardanti l’ufficio Anagrafe del Comune, forse sarebbe il caso di fare un regalino agli addetti ai lavori. Tipo l’ultimo libro di Lina Sotis su bon ton e buone maniere. Da sfogliare comodamente dopo l’orario di chiusura, ovvio.
Alessia Serangeli