ANNO 16 n° 275
Alessandro Maurizi: 'Con Ombre vogliamo dar luce alle storie oscure'
L'obiettivo? Raggruppare pił comuni possibili'
Serena
17/07/2023 - 08:37
di Serena D'Ascanio

VITERBO - Cos’è l’ombra? Definizione di ombra: zona di oscurità o minore luminosità prodotta dall'interposizione di un corpo opaco tra essa e la sorgente di luce. Questo significato vale anche nel mondo dell’illegalità, della mafia, della corruzione, qualcuno che si interpone tra la persona e la giustizia, creando zone oscure.

Il 20 luglio si darà il via alla IV edizione di Ombre Festival, un evento culturale nel centro storico di Viterbo dal 20 al 30 luglio e nello storico borgo di Bagnoregio dal 22 al 30 luglio. In undici giorni di eventi, il tema delle Ombre viene declinato in tutte le sue forme attraverso presentazioni di libri, dibattiti, musica e teatro.

Il Presidente dell’associazione delle Ombre, Alessandro Maurizi, ha raccontato ai microfoni di Viterbonews24, il valore e il significato di questo Festival.

D - Ombre è giunta alla IV edizione, cosa rappresenta per voi come associazione, celebrare e mettere in pratica un festival del genere?

R – Con Ombre siamo arrivati alla IV edizione, ma i nostri eventi culturali hanno una storicità decennale, e questo ha fatto in modo di farci acquisire una certa credibilità e di essere guardati con un occhio benevolo dal ministero, di ricevere con orgoglio i vari patrocini come dalla Prefettura di Viterbo, dalla Regione Lazio, dai comuni di Viterbo e di Bagnoregio, della Provincia. La nostra è un’associazione privata, semi-istituzionale possiamo definirla, con appartenenti alla Polizia di Stato. Questo aspetto può essere positivo in quanto può facilitare quei rapporti con la Polizia di Stato, ma ci responsabilizza maggiormente a non fare errori. E’ un festival dedicato alle Ombre, e essendo dei poliziotti, le conosciamo bene. Ha una connotazione sulla legalità, ma non solo. Utilizziamo la cultura come il cavallo di Troia, la cultura è un collante che mette tutti d’accordo.

 

D – “Tutto quello che è interessante accade nell'ombra...non si conosce nulla della vera storia degli uomini'. Cosa intende esprimere con questo pensiero di Celine?

R – E’ nel chiaro-scuro che avvengono le cose e proprio quando c’è stata la volontà di dar voce ad un Festival è stato proprio li che ho voluto focalizzare l’aspetto: nell’ombra. Attraverso il Festival, gli ospiti, avremmo a che fare con tanti argomenti sull'illegalità e presunta legalità, e con questi vogliamo portare un po’ di luce, rischiarare zone d’ombra, ma portare anche un po’ di leggerezza con altri ospiti, come Edoardo Franco, vincitore dell’ultima edizione di Masterchef, intrattenere a 360°.

 

D - Cosa avrebbe voluto conoscere che ad oggi è rimasto nell'ombra?

R – Sono sempre stato incuriosito dalle ombre dello Stato italiano, terrorismo, mafia, ndrangheta, camorra, tutto ciò che è stato per tantissimi anni il nostro Paese. Quindi nell’invitare i vari personaggi, pensiamo proprio a portare alla conoscenza di tutti, quegli argomenti “nascosti”. Quando ho immaginato questo Festival l’ho immaginato proprio così, poter parlare di argomenti che sono stati tabù per tanti anni, tramite testimonianze e ultime novità di personaggi legati in qualche modo a questi casi. Ad esempio sarà presente Laura Sgrò, l’avvocato della famiglia Orlandi che evidenzierà i vari progressi fatti sul caso.

 

D - In questa edizione verrà esposta l'automobile Quarto Savona Quindici...qual è il pensiero che emerge ricordando quell'evento? (Ricordiamo che è il nome in codice della Fiat Croma che apriva il convoglio della scorta di Giovanni Falcone, il 23 maggio 1992. Su quella macchina viaggiavano i poliziotti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, che furono travolti in pieno dall’esplosione a Capaci e morirono tutti sul colpo.)

R – L’abbiamo voluta con tutta l’anima, è stato un lavoro di squadra che rappresenta un monumento nazionale, dentro l’auto ci sono ancora i corpi, o ciò che ne rimane dei nostri colleghi. Non si tratta di un luogo simbolo contro la mafia, ma anche la tomba dei tre nostri colleghi. Mi mandarono a Palermo subito dopo la strage di Capaci e l’auto me la ricordo perfettamente sotto il garage del reparto mobile di Palermo. I nostri occhi erano lucidi, le nostre facce impietrite di fronte a tanto dolore. Averla qui a Viterbo è un’emozione doppia.

 

D – Qual è l'intento del Festival? Che messaggio vuole far arrivare?

R – Vogliamo diventi un appuntamento annuale per la città ma non solo, perché in questa edizione saremo anche a Bagnoregio, sarebbe affascinante poter collaborare anche con altri comuni, creare un vero e proprio movimento culturale.






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