

VITERBO - E’ iniziata un’operazione che potrebbe risultare decisiva per il futuro del termalismo a Viterbo: la chiusura dei pozzi abusivi. Un centinaio di ''acquasuga'' che da decenni stanno mettendo a rischio l’intero bacio del Bulicame, utilizzando abusivamente la preziosa acqua termale per gli scopi più disparati: dalle piscine all’irrigazione degli orti.
Su disposizione dell’assessore Antonio Delli Iaconi, sono in corso di notifica le ordinanze di chiusura totale per i pozzi escavati senza alcuna autorizzazione, o di chiusura parziale per quelli autorizzati dalla Provincia. Si tratta di pozzi aperti per l’approvvigionamento di acqua potabile che, invece, ''pescano''acqua termale. In questo caso, l’amministrazione comunale può solo limitare l’emungimento.
Nel mirino di Palazzo dei Priori c’è anche la chiusura del pozzo san Valentino, quello in cui si aperta una grossa falla che, di fatto, ha prosciugato la ''callara'' del Bulicame. I tentativi di ripristino tentati dal Comune e dalla Regione sono falliti: l’unica soluzione è quindi sigillarlo e rimpiazzarlo con un altro. ''L’alternativa – spiega Delli Iaconi – potrebbe essere il pozzo di sant’Albino, ma si trova al di fuori della concessione comunale. Per risolvere il problema – aggiunge – abbiamo già chiesto alla Regione di includerlo nel perimetro. Contiamo di avere una risposta positiva entro la fine dell’anno''.
Secondo Delli Iaconi, la soluzione del problema ''callara'' sarà propedeutica alla pubblicazione del bando per la riapertura dell’ex stabilimento termale dell’Inps.