

VITERBO - Percorsi indifferenziati al pronto soccorso per sospetti casi covid e altri pazienti, spazi comuni per gli uni e per gli altri. E così capita che una donna che è arrivata al pronto soccorso per una patologia, dopo qualche giorno si ritrova positiva al covid.
''Non dico che mia moglie abbia contratto il virus in ospedale, potrebbe averlo contratto qualche giorno prima del malore in giro per la città - dice il marito - ma di certo la situazione che abbiamo trovato mi ha lasciato esterrefatto'.
Giovedì scorso la donna viene portata in ospedale per una ischemia e per due notti rimane al pronto soccorso prima di essere trasferita al reparto.
''In pronto soccorso non c'è nessuna separazione tra i pazienti ammassati in uno stanzone e nei corridoi - racconta ancora il marito - Chi era lì per sospetto covid condivideva gli spazi con quelli che erano in attesa di cure per altri motivi''.
Ieri la moglie è risultata positiva al covid ''quindi cure interrotte - dice ancora il marito - e isolamento. La speranza è che non insorgano sintomi importanti grazie alle due dosi di vaccino che ha fatto. Domenica avrebbe dovuto fare la terza dose''.
'Ciò che sconcerta - aggiunge ancora il marito della donna - è la situazione che abbiamo trovato al pronto soccorso in cui tutti condividono lo stesso spazio, che cozza con la rigidità dei protocolli nei reparti in cui, per esempio, i visitatori entrano solo con il super green pass e con un'autocertificazione che devono compilare ogni volta. Con l'emergenza covid sono previste solo visite ai propri congiunti ricoverati di una decina di minuti ed è autorizzato un solo parente.
Eppure all'interno dell'ospedale lavorano ottime professionalità che hanno competenze e anche la giusta dose di umanità che non guasta. Peccato questi problemi al pronto soccorso che uniti anche una pulizia carente di bagni e corridoi, non offrono un buon biglietto da visita''.