ANNO 16 n° 273
Agricoltori: dopo le proteste (quasi) nulla di fatto
Petretti: 'alle aziende solo contentini. Serve una politica orientata ai mercati'
Fabio
03/05/2024 - 07:02
di Fabio Tornatore

di Fabio Tornatore

VITERBO - Niente di concreto, o poco più, sul fronte dell'agricoltura a Viterbo e nel resto della penisola. Dopo le proteste solo qualche aggiustatina al settore, che rimanda problemi non più prorogabili alla futura composizione del Parlamento Europeo. Si è sgonfiata infatti la bolla di proteste che ha incendiato i settori dell'agricoltura in Italia e anche a Viterbo, con blocchi del traffico nel capoluogo e al casello di Orte, paralizzando la città per settimane, ma di tutta quella bufera è rimasto solo un cartellone abbandonato davanti al parco commerciale San Lazzaro.

Sarà capitato a molti, passando sulla Cassia Nord, in direzione Viterbo, di vedere il pannello abbandonato, con su scritto 'distrutte agricoltura, sanità, istruzione', e chiedersi che fine abbiano fatto i trattori, e perchè quel cartello sia ancora lì. Di quelle proteste non si sa più nulla, si sono spenti i fuochi della rivolta e, di conseguenza, anche gli occhi mediatici.

'Agli agricoltori sono andati solo dei contentini' spiega Roberto Petretti, presidente dell'Ordine degli Agronomi di Viterbo 'è stata fatta una deroga di un anno sulla nuova PAC, legata all'obbligo di rotazione delle colture con il 4% di terreno incolto, è stato bloccato il divieto di uso di fitofarmaci, ma che, con molta probabilità, sarebbe naufragato comunque, Invece servirebbe una politica più orientata ai mercati, con prezzi accettabili. Da un lato questo gli agricoltori lo hanno capito, cercando di tutelare i loro prodotti con delle certificazioni, che ne garantiscano la qualità, la riconoscibilità e la provenienza. Però serve un intervento legislativo: non tanto sul fronte della contribuzione, visto che il settorene ne riceve e non è possibile che un'azienda dipenda solo dai contributi. Serve una politica green, ma non imposta dall'alto, senza concertazione, ma che rispetti le esigenze dell'agricoltore e del territorio. Ricordiamo infatti tutte le questioni legate alle fonti di energia rinnovabile: se un agricoltore decide di vendere il proprio terreno a chi vuole mettere pannelli fotovoltaici evidentemente c'è un problema di fondo da risolvere. Comunque' conclude Roberto Petretti 'ora attendiamo di vedere  quale sarà la composizione del nuovo Parlamento Europeo, e quali saranno le politiche che si decideranno di adottare'.






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