

Un agguato in piena regola. Quello teso martedì sera a un caporeparto, nel piazzale di un capannone situato nel cuore del distretto trevigiano del mobile, ha tutta l’aria di un’esecuzione.
A Pieve di Soligo un 49enne è morto, bersaglio dapprima di un proiettile che gli ha perforato il parabrezza dell’auto e quindi raggiunto da una seconda (e forse anche da una terza) pallottola che non gli ha lasciato scampo, mentre tentava una disperata fuga a piedi. Si era ormai fatta notte e i contorni della vicenda erano ancora avvolti nel mistero.
A tentare di far luce sull’inquietante vicenda, sotto la luce della fotoelettrica accesa dai carabinieri, il pubblico ministero Giovanni Valmassoi, affiancato dal colonnello Gianfranco Lusito, del comando provinciale di Treviso. Raggelante la scena del delitto.
E non solo e non tanto per le rigide temperature della serata, ma anche e soprattutto per il macabro contesto. Un’Opel Astra, con i fari ancora accesi, a fendere il buio della zona industriale. E, dietro la macchina, un cadavere pietosamente coperto con un telo. Il corpo di Emanuele Simonetto—nativo di Castelfranco Veneto, a lungo residente a Treviso ma da diverso tempo abitante a Soligo — giaceva a terra senza vita almeno dalle 18.45.
Emanuele Simonetto Questo è infatti l’orario indicato agli inquirenti dal titolare di una fabbrica vicina al mobilificio «Mistral» di via Zaniol, azienda specializzata nella produzione di camere da letto, appartenente al noto gruppo dell’arredo «Homes», che dal quartier generale lungo la vicina via Montello controlla anche altri marchi come «San Michele», «Orme», «Clever» e «Nardi Interni». «Credevo fosse stato esploso un petardo», ha riferito l’imprenditore agli investigatori accorsi sul luogo del delitto.
Quando l’uomo è uscito a vedere cosa fosse successo, invece, ha notato un corpo steso sull’asfalto. Inutile l’intervento dei sanitari del Suem 118, accorsi subito con l’ambulanza. Per Simonetto, da oltre un decennio caporeparto della ditta che conta diciannove dipendenti, era troppo tardi: non c’era più nulla da fare. E’ stato freddato al torace e al fianco da due colpi d’arma da fuoco, che solo l’autopsia potrà identificare. I rilievi dei carabinieri, affidati alla sezione scientifica dell’Arma, non hanno infatti permesso di rinvenire bossoli.
Da capire dunque anche quanti siano stati in tutto, se due o tre, gli spari. Di sicuro il cristallo anteriore della vettura si presentava perforato, mentre due sono i punti di entrata riscontrati dal medico legale sulla salma. Occorre quindi stabilire se Simonetto sia rimasto ferito già mentre si trovava al volante e sia stato successivamente giustiziato mentre scappava, o se la fuga sia stata tentata quando l’uomo era ancora incolume, ma già consapevole dell’imminente e terribile fine che lo attendeva.
«Stiamo seguendo tutte le piste possibili — ha detto il colonnello Lusito—cerchiamo di raccogliere quanti più indizi. Stiamo sentendo in caserma alcune persone, tra cui quella che ha dato l’allarme e altre che potrebbero sapere qualcosa di quanto avvenuto».
Corriere.it