

VITERBO – La mascella rotta, un trauma cranico e tre molari in meno, saltati a suon di schiaffi e pugni. E’ il triste epilogo di una discussione iniziata in un bar di Santa Barbara e finita a mani in faccia. Ad avere la peggio, il quarantenne P.D.N., ricoverato in ospedale con una prognosi di tre mesi e costretto ad un intervento di ricostruzione.
''Stavo bevendo il mio solito amaro dopo cena, quando mi sono trovato davanti un ragazzo, mai visto prima. Aveva un fare di sfida, mi accusava di essere alticcio e di aver infastidito sua sorella, seduta pochi tavoli più in là – spiega l’uomo – il locale era pieno e da padre di famiglia quale sono, non mi sarei mai sognato di avvicinare una ragazzina. In più non ho mai alzato troppo il gomito: non sono un bevitore accanito. Mi concedo un amaro o a volte un caffè corretto, ma nulla di più''. Peccato che non abbia fatto in tempo a spiegare tutto ciò al ragazzo. All’improvviso, alle spalle, un colpo fortissimo alla nuca lo fa cadere a terra, svenuto.
''Quando ho ripreso conoscenza, attorno a me c’erano i sanitari del 118 e la polizia. Ho saputo quello che era successo dal racconto di altre persone: mi avevano aggredito in due. Calci e pugni fino a rompermi la mascella e a farmi saltare tre denti. È stato necessario un intervento e mesi di riabilitazione''.
Ora alla sbarra, con l’accusa di lesioni in concorso sono finiti in due. Entrambi i ragazzi che, nell’ottobre di quattro anni, fa aggredirono l’uomo: uno distraendolo da davanti, l’altro colpendolo alle spalle. Per poi finire il lavoro insieme, secondo l’ipotesi della procura.
''Ho la coscienza a posto, so di non aver fatto nulla di male e non comprendo ad oggi il perché di quella violenta aggressione. Porto ancora sul mio corpo i segni delle percosse e – prosegue - nonostante il trauma cranico e gli anni passati è nitido il ricordo delle facce dei due ragazzi'', che riconosce in aula tra decine e decine di fotografie, mostrate dal giudice Rita Cialoni.
Ora P.D.N. non frequenta più il bar per paura che possa incontrarli di nuovo, come già accaduto. ''Dopo alcune settimane ho rivisto quei ragazzi: non ci ho parlato e mi sono allontanato subito. Erano in gruppo e li sentivo ridacchiare e fare battutine. Ho avuto paura''.
L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 settembre: in aula i primi testimoni della difesa.