

VITERBO – Il Sal8 delle 6, rassegna ideata e diretta dal giornalista Pasquale Bottone, ospita mercoledì 27 novembre alle ore 18 Adolfo Scotto di Luzio. Docente di storia della pedagogia e letteratura per l'infanzia all'Università degli studi di Bergamo, presenterà nella sala conferenze del Consorzio delle biblioteche – viale Trento 18/e ore 18 – il suo ultimo libro “La scuola che vorrei” (Mondadori, 2013). Un'opera che indaga lo stato dell'istruzione e della scuola italiana, trasformata da bene di tutti a rischio per le famiglie. Di Luzio, che da anni studia la materia, attraverso un parallelo con le realtà anglosassoni, sottolinea la necessità di una scuola di qualità, attenta ai contenuti piuttosto che alle metodologie, capace di dare ai ragazzi il senso di appartenenza ad una comune civiltà in continua evoluzione e in continua costruzione del “ senso di noi”. Un senso di noi che, oggi, è drammaticamente assente nell'istruzione di ogni ordine e grado; dove, appunto, dominano le dogmatiche teorie “applicative” dei vari sistemi didattici e pedagogici che per moda sia alternano a discapito di contenuti certi e comuni. Il pericolo da evitare è quello che la scuola pubblica sia sempre più disertata dalle élite, penalizzandole classi meno abbienti, incapace di permettere ai meritevoli di accedere, come invece meriterebbero, ai livelli più alti della società. Per milioni di genitori infatti l'istruzione ha assunto i tratti di un ricatto venduto come un'opportunità di autorealizzazione. Sganciata da un legame vivo con la tradizione culturale, la scuola è diventata un oggetto altamente manipolabile, a disposizione di maggioranze politiche, burocrazie ed interessi privati, di chi insomma ha la possibilità di far valere la propria volontà. Un testo che va oltre l'analisi ma che di più, prova a dare delle risposte sulla via da seguire.