

VITERBO – Viterbo si conferma tra i capoluoghi italiani dove il peso delle addizionali Irpef grava maggiormente sui contribuenti. A evidenziarlo è la Uil di Viterbo, che ha elaborato i dati contenuti in uno studio realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione del sindacato, mettendo in luce una situazione che colloca il capoluogo della Tuscia ai vertici nazionali per pressione fiscale locale.

Secondo i dati analizzati, un contribuente con un reddito annuo di 20mila euro versa complessivamente 576 euro tra addizionale regionale e comunale. Per chi dichiara 40mila euro l'anno, il prelievo sale invece a 1.394 euro. Nel dettaglio, l'addizionale regionale pesa per 426 euro sui redditi da 20mila euro e per 1.092 euro su quelli da 40mila, mentre l'addizionale comunale ammonta rispettivamente a 150 e 302 euro.
Numeri che collocano Viterbo al nono posto in Italia tra i capoluoghi più onerosi per i contribuenti con redditi da 20mila euro e all'ottavo posto per quelli da 40mila euro.
«Il livello raggiunto dalla fiscalità locale impone una riflessione seria sull'equilibrio tra contributo richiesto ai cittadini e qualità dei servizi sul territorio – afferma il segretario generale della Uil di Viterbo, Giancarlo Turchetti –. Quando il peso del prelievo diventa così rilevante, occorre interrogarsi sulla coerenza complessiva del sistema».
Lo studio mette inoltre in evidenza le forti differenze esistenti tra i diversi territori italiani. Un esempio arriva da Mantova, dove per un reddito di 20mila euro l'addizionale comunale è assente e il contribuente versa soltanto 263 euro di addizionale regionale. Anche per i redditi da 40mila euro il prelievo complessivo si ferma a 778 euro, ben al di sotto dei livelli registrati a Viterbo.
Per il sindacato, queste disparità dimostrano come le scelte adottate da Regioni e Comuni possano incidere in maniera significativa sul carico fiscale sostenuto dai cittadini, generando differenze marcate tra territori.
La Uil chiede quindi una riforma della fiscalità locale che renda più trasparente l'utilizzo delle risorse raccolte attraverso le addizionali e che colleghi in modo più diretto il prelievo fiscale al finanziamento dei servizi essenziali, dalla sanità all'istruzione, dal trasporto pubblico all'assistenza sociale.
Tra le proposte avanzate vi è anche il rafforzamento dei meccanismi di perequazione tra territori, con l'obiettivo di garantire livelli essenziali di servizi omogenei in tutto il Paese.
«Il tema centrale resta quello dell'equità del sistema fiscale locale – conclude Turchetti –. Differenze così marcate tra territori pongono interrogativi sul rapporto tra capacità contributiva, residenza e qualità dei servizi, perché l'attuale assetto non garantisce uniformità di trattamento ai cittadini».
Un tema destinato a restare al centro del dibattito politico e sociale, soprattutto in un contesto economico in cui il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati continua a essere messo sotto pressione dall'aumento del costo della vita.