


VITERBO - Via libera alla realizzazione di un biodigestore all’interno della zona industriale dell’Acquarossa. Si teneva ieri l’ultima e decisiva seduta della conferenza dei servizi che doveva raccogliere i pareri degli enti locali preposti e farne una sintesi. Seppure con alcune prescrizioni e raccomandazioni il progetto presentato dalla Biometano Tuscia ha avuto l’ok definitivo. Parere positivo anche dal Comune di Viterbo, come preannunciato al consiglio straordinario che si è svolto martedì: ''Non ci sono motivazioni per esprimere parere contrario”, era stato spiegato in quella sede. Parere che comprende anche la parte ambientale. E positivo era il giudizio inviato da strutture interne della Regione, per le proprie competenze. Nessun ostacolo neanche dalla Soprintendenza. Ma saranno realizzati degli scavi preliminari per scongiurare rischi archeologici. L’area comunque non è sottoposta a vincoli.
Come ormai noto si parla della realizzazione di un impianto per la produzione di biometano avanzato mediante biodigestione anaerobica di rifiuti organici, con recupero di fertilizzante. Una struttura industriale in grado di processare fino 36.463 tonnellate/anno di matrici, per una quantità giornaliera non superiore a 100 tonnellate.
La procedura di evidenza pubblica è iniziata il 18 giugno 2020. Contro la realizzazione dell’impianto è sorto un comitato spontaneo formato da alcuni imprenditori dell’Acquarossa, preoccupati per la coesistenza del biodigestore con le altre attività della zona, ma non solo. Altra criticità, afferma il comitato del no, il vivavai di mezzi in entrata e uscita dal biodigestore, lungo la Teverina, una delle strade con il maggior tasso di incidentalità del capoluogo.
La società Biometano ha sempre risposto a tutte le richiesti di chiarimento e di integrazioni: ''Nell’Ue – si legge in una ultima nota della vigilia - il 53% delle emissioni antropiche di metano proviene dall'agricoltura, il 26% dai rifiuti e il 19% dall'energia. Recuperare la frazione organica dei rifiuti attraverso la biodigestione anaerobica equivale ad evitare la decomposizione di tale tipologia di rifiuto organico con la conseguente emissione di metano in atmosfera''. ''Il biometano prodotto dall’impianto – spiegava sempre la proponente - dovrà essere obbligatoriamente utilizzato nei trasporti, dando luogo ad una emissione di C02 per combustione di 4.000.000 Smc/anno di metano pari a zero, poiché la C02 emessa dalla combustione è pari alla parte residua di C02 naturalmente presente nel rifiuto organico''.
Una volta realizzato l’impianto, ''la società avrà come priorità proporre alle amministrazioni locali la possibilità di recuperare la Forsu prodotta nel territorio ad una tariffa inferiore a quella che attualmente viene applicata dal soggetto che, tramite gara, è aggiudicatario del servizio di raccolta e trattamento della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata''.
Per quanto riguarda il fertilizzante prodotto dall’impianto la società ''ha intenzione, durante il periodo di costruzione dell’impianto, di illustrare alle associazioni agricole del territorio le caratteristiche di tale prodotto,al fine di essere pronti alla messa in esercizio con la certificazione e successiva fornitura,a beneficio principalmente dell’agricoltura del territorio della Provincia di Viterbo''.
Sul traffico, invece, Biometano Tuscia afferma che ''un incremento di mezzi legato all’esercizio dell’impianto, quantificabile in un massimo di 8-10 mezzi al giorno, non può essere considerato elemento di criticità per l’autorizzazione dell’opera,ma bensì elemento di ulteriore spinta nei confronti degli Enti territoriali, che si sono impegnati sin dal 2003 a migliorare la viabilità di ingresso dell’area industriale al fine di garantire un più rapido sviluppo della stessa''.