ANNO 16 n° 163
Acquapendente rinnova la devozione a Sant’Antonio da Padova: processione per le vie del centro
Sabato 13 giugno il corteo con i ceri guidato da don Enrico Castauro
12/06/2026 - 10:21

 

ACQUAPENDENTE – Dopo le celebrazioni dedicate alla Madonna del Fiore e al Corpus Domini, la comunità di Acquapendente si prepara a vivere uno degli appuntamenti religiosi più sentiti e partecipati dell'anno: la festa di Sant'Antonio da Padova, patrono perpetuo della città.

Sabato 13 giugno, a partire dalle ore 18, la tradizionale processione guidata dal parroco don Enrico Castauro attraverserà le vie del centro storico accompagnata da centinaia di fedeli che, come vuole la tradizione, porteranno in mano i caratteristici ceri votivi. Al termine del corteo religioso sarà celebrata una Santa Messa in ricordo di quanti, pur non essendo più tra noi, hanno contribuito nel corso degli anni all'organizzazione della festa: Padre Alberto Bisconti, don Luigi Squarcia, Mario Ronchini e Bruno Bonamici.

La ricorrenza rappresenta molto più di una semplice celebrazione religiosa. Le sue origini affondano infatti in una pagina importante della storia cittadina. Secondo quanto riportato da Padre Marcello Bisconti nelle sue ricerche basate sulle 'Memorie storiche di Acquapendente' del Costantini, la devozione ufficiale a Sant'Antonio risale al 1631, anno in cui la terribile epidemia di peste che aveva colpito Mantova, Venezia e Modena minacciava di estendersi anche alla Toscana e all'Alta Tuscia.

Di fronte al pericolo imminente, il 6 luglio di quell'anno il Consiglio Generale di Acquapendente decise di eleggere Sant'Antonio da Padova patrono perpetuo della città, invocandone la protezione. La peste risparmiò il territorio aquesiano e la popolazione attribuì quella grazia all'intercessione del Santo, consolidando una devozione che probabilmente era già radicata fin dal XIII secolo, quando i Francescani assunsero la cura della Chiesa di Santa Maria del Borgo.

A testimoniare quella riconoscenza fu Fra Giulio Leonardi, religioso originario di Acquapendente e affermato teologo dell'epoca, che fece incidere nel chiostro di San Francesco una significativa epigrafe in latino. Nel testo Acquapendente veniva simbolicamente accostata a Padova, unita dalla protezione e dall'amore per Sant'Antonio. Alcuni anni più tardi, nel 1645, lo stesso frate commissionò al pittore Francesco Nasini un ciclo di affreschi dedicati alla glorificazione del Santo nel presbiterio della chiesa francescana.

La tradizione racconta inoltre un secondo episodio che contribuì a rafforzare il legame tra la città e il suo patrono. Nel 1696, a pochi giorni dalla festa di Sant'Antonio, un violento terremoto colpì numerosi centri dell'Italia centrale, provocando gravi danni a Bagnoregio, Orvieto e Tuscania. Acquapendente, secondo le cronache dell'epoca, uscì praticamente indenne dalla calamità. Anche in quell'occasione la popolazione attribuì la salvezza all'intercessione del Santo e organizzò una solenne processione di ringraziamento con la partecipazione delle autorità civili e religiose.

Una tradizione che si rinnova ancora oggi e che continua a rappresentare uno dei momenti più identitari per la comunità aquesiana. La processione dei ceri, le preghiere e la partecipazione popolare mantengono viva quella promessa formulata quasi quattro secoli fa da Fra Giulio Leonardi, che nell'epigrafe dedicata a Sant'Antonio scriveva come i benefici ricevuti sarebbero rimasti vivi «nel ricordo, nei monumenti, nelle ricorrenze festive, nei cuori nostri e dei posteri».

Un patrimonio di fede, memoria e appartenenza che anche quest'anno accompagnerà Acquapendente nel giorno dedicato al suo Santo protettore.






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