

CIVITA CASTELLANA – (A.S.)'In fondo ce lo aspettavamo, anche se speravamo, da parte dell'amministrazione, in una proposta di emendamento con una richiesta di valutazione per uno studio di fattibilità, una sorta di formula intermedia per non bocciare tout court la nostra mozione, cosa che invece è accaduta'. A parlare è Valerio Biondi, capogruppo del movimento Cinque stelle pochi giorni dopo il consiglio comunale che aveva, tra i punti all'ordine del giorno, proprio la valutazione della mozione presentata insieme a Yuri Cavalieri del Partito comunista. Mozione che ha trovato il fronte compatto della maggioranza e del partito democratico.
Nessuno spiraglio o possibili soluzioni per riaprire la proposta aperta dai due consiglieri, nonostante il confronto che si è tenuto in commissione consiliare con lo stesso Genova, a cui presero parte vari interlocutori tecnici, poche settimane fa. L'amministrazione comunale tira dritto per la via della privatizzazione, 'e questo perchè - continua Biondi - hanno voluto tenere conto di un documento commissionato da Genova in cui si scoraggiava la soluzione della società pubblica'.
'Una visione che resta comunque parziale – riprende Cavalieri – in quanto lo studio è stato fatto in maniera unilaterale da Talete e non dall’Ato come sarebbe stato opportuno. Tra l’altro lo studio in questione non prende in esame nessuna altra alternativa, se non quella che vogliono loro e resta, di fatto, un atto tecnico e, in quanto tale, risponde a quanto rimesso dal committente, che in questo caso è sempre Talete. Riteniamo perciò che sia più giusto che non sia la spa idrica a commissionare l’atto ma siano piuttosto i Comuni, al cui interno insistono sensibilità diverse a cui è giusto dare voce”.
“Coi comitati dell'acqua e gli amministratori favorevoli alla proposta continueremo questa battaglia per l'acqua pubblica – hanno infine dichiarato i due capigruppo -. A seguito dell'assemblea tenutasi a Viterbo qualche giorno fa, abbiamo deciso di programmare degli incontri per seguire sistematicamente la vicenda e sensibilizzare la popolazione sull'importanza dell'acqua pubblica. Ricordiamo che il fatto che la percentuale delle aziende speciali che gestiscono il servizio idrico in Italia sia oggi solo il 2% è semplicemente perché in passato si è smantellata la gestione pubblica favorendo o meglio obbligando le privatizzazioni. Non è vero che l'azienda speciale non risolve le debolezze del nostro Ato perché acconsentirebbe un maggior controllo e monitoraggio dei conti societari passando le competenze e le responsabilità ai consigli comunali, accrescerebbe la consapevolezza per i cittadini di come vengono impiegate le loro risorse e farebbero comprendere eventuali sostegni agli investimenti produttivi la cui ricaduta positiva beneficerebbe i cittadini stessi mentre sulle tariffe si allontanerebbe lo spettro del profitto che chiederebbero i privati per remunerare i propri di investimenti. Infine, sosteniamo che sia una falsità dire che con l'azienda speciale i comuni coprirebbero in proprio le perdite perché l'accantonamento di un fondo specifico in caso di perdite è altrettanto previsto con l'attuale forma di società per azioni (con la differenza che la spa può fallire mentre l'azienda speciale no). Inoltre tutti i rapporti giuridici attivi e passivi resterebbero regolarmente in essere perché non si tratterebbe di una nuova società bensì della trasformazione di quella esistente, quindi i crediti dei Comuni sarebbero salvaguardati”.