ANNO 16 n° 274
Acqua pubblica: Mancano firme per la legge
regionale a salvaguardia
del referendum
09/09/2012 - 04:00

VITERBO - Il referendum che con i due ‘’sì’’ ha abrogato la privatizzazione parziale dei servizi idrici del 12 e 13 giugno 2011 è stato solo il primo passo. Infatti i coordinamenti e movimenti per l’acqua pubblica hanno rilanciato la sfida con una proposta di legge regionale per proteggere definitivamente il referendum 2011.

L’obiettivo è raccogliere, entro il 16 settembre, cinquantamila firme di residenti nella regione Lazio per poter depositare alla Pisana il testo. Secondo Paolo Carsetti, membro del Forum nazionale dell’acqua, si tratta di un’iniziativa necessaria perché la normativa europea potrebbe dare ancora spazio alla privatizzazione del servizio idrico.

Il traguardo che si propongono i movimenti, però, è ancora lontano. Finora, infatti, sono state raccolte circa venticinquemila firme e il termine, come detto, scadrà il 16 settembre.

In provincia di Viterbo sono stati attivati quindici punti fissi dove poter firmare la proposta di legge regionale: Viterbo in via Ascenzi; San Lorenzo Nuovo in piazza Europa; Montefiascone nel largo Plebiscito; Castiglione in Teverina in piazza Maggiore; Graffignano in piazza del Comune; Bolsena nel largo la Salle; Civitella D’Agliano in piazza cardinale Dolci; Lubriano in viale I Maggio; Bagnoregio in piazza Sant’Agostino; Orte in piazza del Plebiscito; Celleno in piazza della Repubblica; Oriolo Romano in via Claudia; Capodimonte in piazza della Rocca; Tuscania in piazza Basile; Vetralla in piazza Umberto I.

La proposta di legge dovrà essere firmata da almeno cinquantamila elettori del Lazio e, se entro un anno dalla sua consegna non sarà discussa, il presidente della Regione Lazio sarà tenuto ad indire il voto referendario, in cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla proposta di legge.

Nel caso in cui l’obiettivo delle cinquantamila firme non venisse raggiunto, i coordinamenti e i movimenti per l’acqua promettono nuove battaglie. ‘’Il 12 e 13 giugno 2011 ventisei milioni di italiani hanno detto a chiare lettere che la gestione dell’acqua deve essere pubblica – dice Claudia Monaco del Coordinamento romano per l’acqua pubblica -. Comunque vada noi continueremo a batterci in questo senso perché l’acqua non è una merce da cui si può trarre profitto’’.

 

 

 






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