

FABRICA DI ROMA - Riceviamo e pubblichiamo:
''A otto anni dal referendum sull'Acqua Pubblica molti delle criticità legate alla questione acqua nella Tuscia rimangono irrisolte.
Otto anni dopo siamo ancora praticamente al punto di partenza!
Nodi irrisolti incardinati all'interno di una logica normativa dettata da una politica liberista, continuano a fare dell'acqua una importante fonte di profitto, con conseguenze economiche, sanitarie e ambientali disastrose che ricadono direttamente sui cittadini consumatori vessati da bollette insostenibili!
La qualità delle acque in molti comuni del Viterbese rimane pessima, tra un prelievo mensile e l'altro si evince quanto la soluzione dearsenificazione sia insufficiente e costosa. In molti Comuni sono vigenti le ordinanze di divieto di utilizzo dell'acqua per scopi alimentari a causa del continuo sforamento dei parametri relativi ad arsenico e floruri dettati dalla CEE,e numerosi altri inquinanti per i quali rischiamo anche una procedura d'infrazione da parte della Comunità Europea.
La Gestione del servizio i idrico indirizzato verso il Mercato e le gestioni private continua ad oggi ad essere una consuetudine. Tutti i tentativi per ribaltare questa modalità sono stati sistematicamente aggirati a partire da quel lontano 2011 quando le volontà di 27 milioni d'italiani decretano che l'acqua deve rimanere un bene pubblico e come tale gestito.
Nella Regione Lazio la proposta dei Comitati per l'acqua convertita poi in legge regionale il 5 aprile del 2014 che ridisegnava tutta la normativa gestionale è stata praticamente annichilita. A dispetto dei dettami di tale legge che di fatto consente ai Comuni la gestione in proprio delle reti idriche, ancora oggi i Comuni che si rifiutano di cedere le reti alla Talete rischiano il Commissariamento, avendo tra l'altro fatti ricorsi al Tar, Consiglio di Stato, Corte dei Conti che, utilizzando come metro di giudizio le normative scritte dalle politiche liberiste alle quali i governi passati di centro destra e centro sinistra hanno obbedito,bocciano sistematicamente tutti i ricorsi!
Questi Comuni come è noto non godono di alcun finanziamento regionale per la gestione degli impianti di dearsenificazione fornendo acqua non potabile alla cittadinanza: il giochetto è chiaro o consegni le reti o per l'istituzione regionale non esisti!
Per quel che riguarda la depuarazione dei reflui stesso discorso.
La capacità di depurazione Fognaria nella Tuscia è rimasta a come era nel 2010, quando vennero strombazzati ai quattro vento i Piani di Ambito che avrebbero dovuto ottimizzarla e migliorala investendo 50 milioni di euro.
Quei soldi hanno preso un altra strada e ancora oggi il lago di Bolsena riceve gli sversamenti di 10 anni fa, il ridimensionamento dei depuratori non è stato fatto, ii polo depurativo di Civita Castellana rimane incompiuto, e cosi tutti gli interventi necessari per aumentare l'efficienza depurativa dei reflui prodotti.
Anche in questo caso stiamo pagando sanzioni alla Ue.
In sostanza tutte le proposte e le battaglie compiute in questi anni nel nostro territorio non hanno cambiato di una virgola lo stato di fatto.
Oggi nonostante il grosso lavoro compiuto dai cittadini impegnati nei Comitati per l'Acqua Pubblica, dai Consiglieri Regionali e Comunali del M5S e di moltissimi attivisti della Tuscia siamo ancora all'anno zero!
Lo spartiacque è il caso di dire è rappresentato dalla legge 52 che dovrebbe andare i discussione alla Camera in questi giorni presentata dal Movimento a prima firma Federica Daga.
Se questa legge riuscirà a passare al vaglio del Parlamento tutte le aspettative legate alla volontà popolare riguardo alla gestione dell'acqua potranno concretiizzarsi.
E' questa la porta stretta che le volontà contrapposte sulla gestione dell'acqua ( privatizzazione o gestione pubblica) dovranno attraversare.
Come appunto dichiarato dalla Portavoce del M5S Federica Daga:
'Il mercato, la borsa, la finanza sono tutti soggetti che percepiscono come un pericolo l’affermazione dell’acqua come diritto umano. E questo perché tale affermazione va a scapito dei loro profitti. Sono poi seguiti e sostenuti dai gruppi politici che, in sostanza, hanno favorito l’attuale sistema di gestione. In altre parole al referendum si oppone chiunque includa l’acqua nelle logiche del mercato.
L'acqua pubblica è nel contratto di governo, stiamo lavorando anche con loro per arrivare ad un buon risultato. Questa è una legge di tutti, una delle pochissime leggi di iniziativa popolare che arriverà ad essere discussa e presto approvata in Parlamento. E che tra le altre cose ha l'obiettivo di tutelare le risorse naturali italiane dalle speculazioni dei capitali esteri'. Auspichiamo che tutti si mettano al lavoro per far approvare quanto prima una legge chiesta dai cittadini e non più rinviabile''.
M5S Fabrica di Roma