

La Procura della Repubblica di Viterbo ha aperto un'inchiesta contro ignoti per l'eccessiva presenza di arsenico nelle acque pubbliche della provincia. La decisione sarebbe stata presa, molto probabilmente, dopo gli esposti presentati da alcune organizzazione a tutela dei consumatori, che già da diversi mesi si sono attivate a difesa dei cittadini, con iniziative come la richiesta di rimborsi o di riduzione delle tariffe.
A comparire ieri nell'ufficio del pm Massimiliano Siddi è stato il sindaco di Viterbo Giulio Marini, ascoltato per circa due ore come persona informata sui fatti. ''Mi è stato chiesto di metterli a conoscenza dei procedimenti messi in atto durante il mio mandato circa la verifica della qualità delle acque - ha commentato il primo cittadino - e quali iniziative sono state intraprese per sensibilizzare la cittadinanza sul tema. Mi è stato chiesto, inoltre, quali sono i provvedimenti che abbiamo deciso di attuare per affrontare la questione e quali sono le richieste avanzate dalla Regione per fronteggiare l'emergenza''.
''E' stato fatto anche il punto sullo stato dell'arte delle fontane pubbliche viterbesi - ha aggiunto Marini - in attesa che iniziative più invasive possano essere realizzate, come l'installazione di dearsenificatori: in questo caso, però, è necessario un forte intervento da parte della Regione. La decisione presa dalla Commissine Europea ci permetterà di avere maggiore tempo a disposizione per poter agire''.
La scorsa settimana, infatti, l'Europa ha concesso la deroga richiesta dalla Regione Lazio riguardante la concentrazione di arsenico nell’acqua potabile, che fino al 31 dicembre 2012 potrà essere di 20 microgrammi a litro e non più 10, come stabilito precedentemente.
Per i 24 comuni della Tuscia inseriti nella seconda fascia di rischio arsenico (tra 10 e 20 microgrammi per litro) è rientrato, perciò, l'allarme, dal momento che non sussisterebbero rischi sanitari e ambientali, con la sola accortezza di non far bere l’acqua ai bambini fino a 3 anni.
Su 33 comuni interessati dal problema arsenico, solo 9 quindi restano fuori legge: Capranica con 42, Carbognano con 30, Castel Sant’Elia, Civita Castellana che va da 19 a 49, Farnese con una media di 26, Ronciglione con un minimo di 28 a un massimo di 32, Sutri che, a seconda della zona, oscilla tra i 16 ai 40, Vetralla compresa tra i 20 e 48 e Villa San Giovanni in Tuscia con 22.
A questi si aggiunge poi Viterbo nella frazione Carcarelle, dove è stato registrato un picco di 40 microgrammi per litro, Tobia e San Martino al Cimino (zona piazza Doria Pamphilji e strada Erodiano).