


VITERBO - ''Fraschetti dice che ci vogliono 9 milioni di euro per la manutenzione dei dearsenificatori, e che per questo le bollette dell'acqua sono così alte: ma dove esiste un problema di inquinamento ambientale come a Viterbo questi costi non vanno caricati in toto sulla tariffa dei residenti, ma è la fiscalità generale che deve intervenire. E’ questo il punto''.
Il comitato ''Non ce la beviamo'' risponde così alle dichiarazioni del direttore generale della Talete, secondo il quale è inutile fare il confronto con la tariffa applicata in altre realtà, poiché a Viterbo un quarto della stessa è rappresentato da quanto il gestore spende per distribuire ''acqua qualitativamente entro i limiti di legge''.
''Ma al di là di quanto sostiene il direttore di Talete - continuano gli attivisti che si battono per l'acqua pubblica - ciò che manca in questo dibattito sono le risposte dei politici: della Regione Lazio, nella figura del presidente Zingaretti, e di tutti i sindaci che si ostinano a portare avanti questo modello di gestione. Fraschetti dice che ci vogliono 9 milioni per potabilizzare l’acqua. Ma laddove esiste un problema di inquinamento ambientale, questi costi non vanno fatti ricadere completamente sulla tariffa dei residenti: è la fiscalità generale che deve intervenire. Però, sia i sindaci che il presidente della Regione si sono sempre lavati le mani su questo aspetto. E ciò ha fatto sì che alla fine i residenti della provincia di Viterbo si accollassero tutti gli oneri''.
Quello del comitato ''Non ce la beviamo'' è ormai un mantra: ''Abbiamo fatto più volte richiesta scritta ai sindaci e al presidente della Provincia perché chiedessero alla Regione il ricorso alla fiscalità generale, affinché questo iter si mettesse finalmente in moto. Ma non abbiamo mai avuto risposte su questo fronte. Eppure, come tutti ricorderanno, all’inizio era proprio la Regione a sostenere i costi dei depuratori, salvo poi lasciare tutto sulle spalle dei cittadini. Rinnoviamo comunque l'invito ai sindaci''.
''Un altro aspetto andrebbe inoltre chiarito - aggiungono sempre dal comitato per l’acqua pubblica – il fatto che là dove la gestione dell’acqua è rimasta in seno ai Comuni, la tariffa è sì aumentata, ma leggermente, senza arrivare ai costi esorbitanti che propone Talete. E’ evidente che c’è qualcosa in questo modello di gestione che non funziona''.
Quanto poi al fatto che, sempre a detta di Fraschetti, i nuovi aumenti che si vanno prospettando all'orizzone sarebbero ''il presupposto fondamentale per l’accesso al collegato finanziamento di 40 milioni di euro'' per salvare Talete, quelli di ''Non ce la beviamo'' rispondono ricordando che la delibera votata dall’assemblea dei sindaci dell’Ato del 30 dicembre del 2019 sosteneva l’esatto contrario, e cioè ''che sono gli aumenti ad essere subordinati alla concessione del prestito da parte di Arera, di cui oggi non si sa più niente, mentre nel frattempo sono scattati diversi aumenti in bolletta''.