ANNO 16 n° 276
Acqua, a Viterbo rincari tra i pił alti d'Italia: +7,6% in un anno
Studio di Cittadinanzattiva: una famiglia in media spende 500 euro. Interrogazione di Ciambella (Pd) su incarichi Talete per 550mila euro senza bando
17/06/2020 - 23:48

VITERBO - (sim.lup.) - Acqua, nella città dei papi rincari recod. Viterbo infatti è tra i capoluoghi di provincia dove il costo dell’acqua è aumentato di più nell’ultimo anno: nel 2019 un incremento delle tariffe del 7,6 per cento rispetto all’anno precedente. La spesa di una famiglia viterbese per la bolletta dell’acqua è stata di 500 euro, più alta della spesa media regionale (498 euro, a fronte di un aumento del 4,9 per cento rispetto al 2018) e di quella nazionale (434 euro, con un aumento del 2 per cento da un anno all’altro). Intanto, per capire come vengono spesi i soldi delle bollette, il capogruppo del Pd Luisa Ciambella ha preparato una interrogazione al sindaco Arena su incarichi affidati da Talete per 550mila euro senza bando.

Il dato sui rincari emerge dall’indagine annuale dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva realizzato nell'ambito del progetto ''Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino'', finanziato dal Ministero dello sviluppo economico. Le tariffe sono indicate rispetto a una famiglia tipo di tre componenti e un consumo annuo di 192 metri cubi.

Viterbo si colloca dietro Crotone (+13,5%), a cui va il primato delle tariffe più alte, Varese (+12,3%), Roma (+10,7%) e Palermo (+10,5%). Grosseto e Siena i capoluoghi di provincia più cari con una spesa media a famiglia di 781 euro, Isernia la più economica con 130 euro. La Toscana, tra le regioni, è la più costosa (688 euro), il Molise, invece, la più economica: 163 euro l’anno

Per quanto riguarda il Lazio, recita l’indagine, Frosinone e Viterbo sono i capoluoghi di provincia più cari: nel primo caso con una spesa media a famiglia di 780 euro e di 500, come già detto, nel secondo. Rieti la più economica con 345 euro.

Servizio idrico viterbese bocciato anche sul fronte della trasparenza, infatti, sempre secondo Cittadinanza attiva, il capoluogo della Tuscia rientra nel 63 per cento dei casi in cui ai cittadini non vengono date informazioni sulla presenza del bonus idrico, una misura volta a ridurre la spesa per il servizio di acquedotto di una famiglia in condizione di disagio economico e sociale.

L’unico modo per risparmiare un po’, secondo lo studio, quello di provare a ridurre gli sprechi, passando da un consumo di 192 metri cubi, corrispondente a una spesa di 500 euro l’anno, a 150 metri cubi, pari invece a 382 euro, con una differenza di 118 euro (-23,6%).

Intanto per capire meglio come vengono spesi i soldi che Talete incassa con le bollette, il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Luisa Cimabella, ha pronta una interrogazione al sindaco Giovanni Arena, che oltre a rappresentare gli interessi del socio di maggiorana relativa dal novembre 2018 è anche membro del Comitato di indirizzo del controllo analogo congiunto.

''Dal sito della società Talete si trovano determine di liquidazione per lavori eseguiti senza contratto e pagati a sanatoria per gli anni 2016, 2017, 2018, 2019, 2020 per un importo totale pari a 175.981,29 euro oltre iva 22%'', spiega Ciambella. Che chiede ''di sapere se tutto ciò sia rispettoso di quanto previsto dalla legge (I lavori in sanatoria non sono altro che dei lavori realizzati in anni precedenti a quello di liquidazione non supportati da selezione pubblica o anche affidamento diretto, neanche contratto, semplicemente realizzati e pagati 3, 4, 5 anni dopo, appunto a sanatoria)''. Ciambella chiede anche di capire perché ''dal 2014 al 2020, in ben 7 anni, non si sono tenute procedure di selezione di professionisti da utilizzare per le progettazione per la direzione lavori e servizi a supporto del RSPP che invece in affidamento diretto sono state assegnate per un importo complessivo di 549.065,27 euro oltre iva e cassa''.






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