

di Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO - La realtà processuale spesso non coincide con la realtà dei fatti.
Un giovane, pregiudicato per rapina con destrezza, il cd. scippo, finì in carcere e poi a processo perché accusato di essere l’autore di ben tre fatti analoghi accaduti nel capoluogo quattro anni fa.
Secondo la denuncia di due delle vittime dello “strappo” l’autore era un giovane alto, magro, ma non riconoscibile probabilmente per la sveltezza del suo operare.
Il mancato certo riconoscimento da parte delle donne citate a testimoniare in Tribunale gli hanno valso l’assoluzione per non aver commesso il fatto.
Così ha deciso il collegio del Tribunale presieduto dal Dr. Eugenio Turco.
Nel nostro ordinamento, la prova al di sopra di ogni ragionevole dubbio della innocenza di un imputato rende possibile l’assoluzione a formula piena, anche se per le forze dell’ordine, la similiarietà dei fatti, conduce ad un indizio di colpevolezza, ma non sempre, come disse il noto investigatore dei romanzi polizieschi, “tre indizi fanno una prova”.
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