

di MDL
VITERBO - Dodici anni di udienze e di battaglie in tribunale, dodici anni vissuti con una mannaia sul collo, prima che la giustizia si pronunciasse e riconoscesse infondate le pretese nei suoi confronti. Pretese risarcitorie rispetto a un episodio avvenuto nel 2010 quando prestava servizio all'interno del ministero degli affari esteri. Nel giugno di quell'anno Giuseppe Mancuso, all'epoca appuntato scelto dei carabinieri, in servizio presso l'Ambasciata d'Italia a Belgrado, recandosi presso l'Istituto di Cultura, aveva ascoltato, mentre saliva le scale per dirigersi presso l'ufficio della direttrice dell'istituto, un acceso diverbio tra un impiegato e la stessa direttrice. Il primo, allontanandosi, avrebbe pronunciato una frase offensiva nei confronti della donna. Da quel fatto, di cui Mancuso fu, suo malgrado, testimone “indiretto”, ne scaturirono una serie di azioni giudiziali.
In sede penale l'impiegato è stato assolto dall'accusa di calunnia. Un'assoluzione che ha spinto l'uomo a chiedere risarcimenti sia presso il tribunale del lavoro, perchè per quell'imputazione fu sospeso dal servizio, che in sede civile, citando in causa la direttrice, Mancuso, il ministero degli Affari Esteri e l'ambasciatore. Il ricorrente, in particolare, ha sostenuto che Mancuso avrebbe detto il falso.
La vicenda si è trascinata per anni fino a quando, qualche settimana fa, il tribunale si è pronunciato e ha respinto ogni pretesa, ritenendo infondate le richieste del ricorrente e le “accuse” nei confronti di Mancuso.