



CIVITA CASTELLANA - 'Bene l'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e l'India, come Confindustria Ceramica siamo fermi sostenitori della liberalizzazione degli scambi commerciali. Tuttavia, vigileremo affinché il settore della ceramica sanitaria e delle piastrelle abbia le dovute garanzie, chiedendo nella fase finale della trattativa l'inserimento di clausole di salvaguardia contro la concorrenza sleale', così il presidente di Confindustria ceramica Augusto Ciarrocchi, all'indomani della firma del negoziato che la stessa Ursula von der Leyen ha definito 'madre di tutte le intese', un accordo che non solo ridisegna nuovi orizzonti economici, ma che sul piano geopolitico rilancia nuovi equilibri globali, con un mercato potenziale di oltre due miliardi di persone. Una mossa strategica, perché di questo si è trattato, che prevede l'abbattimento progressivo delle barriere tariffarie tra due aree che, sommate, rappresentano uno dei bacini economici più grandi del mondo e che producono circa un quarto di pil mondale.
Il Free Trade Agreement andrà a ridurre i dazi su circa il 96% delle esportazioni di beni Ue verso l'India, saranno maggiormente coinvolti da questa nuova misura il settore agroalimentare, l'automotive e un pacchetto di beni e servizi che vanno dalla meccanica fino alla chimica. E sa da una parte i nuovi accordi andranno a rafforzare i legami economici tra le due democrazie, dall'altra si teme che, in particolari settori come, ad esempio, quello ceramico, la grande industria indiana possa penalizzare le imprese nazionali.
Come noto l'India è tra i primi produttori al mondo di piastrelle e negli ultimi anni ha sviluppato un'industria ceramica molto aggressiva, oggetto di dazi Ue dal 2023 al termine di una approfondita indagine antidumping: 'In questo contesto - spiega il numero uno di Confindustria - l'eventuale eliminazione di tale dazio base (erga omnes del 5%) anche per le linee tariffarie ceramiche andrebbe a indebolire l'efficacia delle misure di difesa commerciale danneggiando la nostra competitività, per questo ci auguriamo che le istituzioni sappiano tutelare i nostri interessi inserendo clausole di salvaguardia contro la concorrenza sleale'.
Discorso a parte merita il distretto sanitario ceramico: 'Al momento - conclude Ciarrocchi - per i sanitari indiani non sono previsti dazi in ingresso, quindi per quanto ci riguarda la situazione è tendenzialmente 'neutra' e non sposta di molto l'ago della bilancia; oggi la produzione di sanitari del subcontinente non è cosi importante e all'avanguardia come può essere quella parallela delle piastrelle, e non c'è da parte dei produttori indiani questa grande pressione verso l'Europa. Bisognerà capire bene cosa prevederà l'accordo nei minimi particolari, il nostro auspicio è che il trattato rispetti la piena reciprocità e adeguate tutele per i settori più esposti'
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