ANNO 16 n° 275
''Abbiamo il dovere di riparare i danni,
non da domani, ma da subito''
Crollo del muro di cinta a Chia, parla l'Ingegnere Ivan Grazini, commissario Ater
07/04/2018 - 06:33

di Irene Minella

SORIANO NEL CIMINO - ''Abbiamo il dovere di riparare i danni e lo faremo non domani, ma subito''. A parlare, dopo il crollo del muro di cinta di Chia, è il nuovo commissario straordinario dell’Ater di Viterbo, l’ingegnere Ivan Grazini già noto nella Tuscia per essere il progettista della struttura portante di ben due Macchine di Santa Rosa, Ali di Luce e Gloria.

L’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica è la proprietaria dell’antico muro di cinta rovinosamente disgregatosi giovedì sera, intorno alle 22, nella piccola frazione di Soriano nel Cimino. Il centro storico di Chia è infatti oggetto dal 2006 di un progetto di recupero, con finanziamenti regionali, proprio in mano all’Ater.

A causa del crollo improvviso del muro di origini medievali, alto circa 10 metri e dallo spessore di almeno 1 metro, tre abitazioni private sono state danneggiate. Case che, fortunatamente al momento del cedimento delle pietre tufacee, erano vuote. ''Le abitazioni interessate dal crollo – spiega l’ingegnere Ivan Grazini a Viterbonews24 – saranno tutte riparate. I lavori, di cui ci faremo completamente carico, sono iniziati già da ieri mattina. La ditta da noi chiamata non si occuperà solamente della messa in sicurezza della zona, priorità di queste prime ore, ma anche dei lavori di riparazione ai danni delle abitazioni lesionate fino a termine con continuità a consuntivo''.

''Non si possono ancora quantificare i danni – prosegue – dato che le macerie rendono al momento impossibile entrare nelle in almeno due delle abitazioni lesionate. Una terza casa però è chiaramente distrutta. Il primo passo che faremo e che abbiamo già iniziato a fare è quello di smontare la parte del muro rimasta in piedi e quindi tutt’ora pericolante. Si toglieranno poi tutte le macerie e solo allora si potranno quantificare i danni ed iniziare a ricostruire. Mi sembra doveroso e urgente farlo''.

Ancora da chiarire le cause del crollo che in un primo momento sembrerebbero imputabili ad una serie di possibili elementi concatenati: ''Sotto al muro di cinta – spiega il commissario straordinario dell’Ater - c’è una grotta utilizzata come tale. La volta di questa cantina potrebbe aver ceduto, a causa ad esempio delle infiltrazioni di acqua per le precipitazioni abbondanti o dell’insinuarsi di radici di piante tra le pietre tufacee, e potrebbe aver portato con sé nel crollo anche il muro di cinta costruito secoli fa. Ma questa al momento è solo un’ipotesi''.

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