

CIVITA CASTELLANA - Brutta esperienza per un cittadino civitonico di 66 anni che qualche settimana fa si è recato due volte nel giro di poco tempo al pronto soccorso dell'Andosilla per problemi respiratori ma non avrebbe ricevuto un trattamento consono al luogo e alle sue condizioni di salute.
''Nella notte fra il 31 Gennaio e l'1 Febbraio 2023 - racconta Roberto F. - accusando problemi di respirazione, mi sono fatto portare dal 118 al pronto soccorso dell'ospedale di Civita Castellana. Referto: broncospasmo. Ritorno a casa, e i problemi si ripresentano ancora più gravi. Mi faccio riportare dal 118 al pronto soccorso, dove vengo abbandonato sulla barella''.
Roberto ricorda che dopo tre ore ha chiesto avere un po' di attenzione e gli è stato risposto ''Lei è stato qui anche l'altro giorno''.

''Non posso nemmeno andare in bagno - prosegue Roberto F. nel suo racconto - perché mi hanno sistemato su una specie di barella con le sponde laterali bloccate. Chiedo a un infermiere e mi manda a quel paese (ho il filmato eseguito col cellulare, a prova). A mezzanotte mi dicono che devo andare a casa. ''Impossibile'', rispondo, non ho auto, abito a 15 chilometri e fa un freddo cane. Questo è un ospedale, non è un albergo. ''Lei adesso esce o chiamo i carabinieri - mi dice un'infermiera - le farò prendere dieci o quindici anni di carcere''. ''Chiama i carabinieri'', dico alla tizia così mi spiegano con che coraggio mettete un invalido di 66 anni con la polmonite (me l'avevano nel frattempo diagnosticata) in strada all'una del mattino. Fra l'altro, mi hanno lasciato senza cibo per ore, nemmeno una minestrina da moribondi. Sarei curioso di sapere se ai pazienti del pronto soccorso è previsto il vitto, e se sì, dove vanno a finire i soldi. Ho comunque preferito lasciar perdere, ho sentito un'amica che fa i turni e quel giorno sapevo smetteva tardi, e si è dimostrata disponibile a venirmi a prendere''.
Roberto ha inoltrato formale richiamo alla Asl. ''Mi ha risposto - prosegue - che sono stato fatto accomodare nella sala d'aspetto. Oltre che essere falso perché mi è stato intimato di uscire, al pronto soccorso di Civita non esiste sala d'aspetto. Hanno messo delle panchine nel corridoio di accesso e uscita delle ambulanze. Non c'è riscaldamento, e le porte automatiche si aprono e chiudono tutti i minuti per far passare i mezzi del 118. In quelle condizioni - conclude - si muore di freddo''.