ANNO 16 n° 274
A Vulci in mostra i reperti trafugati e recuperati dalle forze dell'ordine
31/07/2013 - 16:27

VITERBO - Si inaugura il 2 agosto nel museo archeologico nazionale di Vulci la mostra “I predatori dell’Arte a Vulci e il Patrimonio ritrovato… le storie del recupero”, già allestita con successo nel 2012 a Villa Giulia ed ora riproposta puntando i riflettori sull’immenso patrimonio artistico di Vulci, area soggetta negli anni ad un’intensa attività di scavi clandestini. La mostra è stata realizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale in collaborazione con il comune di Montalto di Castro, il comune di Canino e la Società Mastarna S.r.l.

Grazie alla collaborazione tra la procura della repubblica di Roma, il nucleo del comando carabinieri tutela patrimonio artistico, con a capo il Generale Mariano Ignazio Mossa, e la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale, oggi diretta da Alfonsina Russo Tagliente, è ora possibile ascoltare le incredibili storie del recupero di oltre 3mila pezzi, molti dei quali provenienti proprio da Vulci, destinati al mercato clandestino e recuperati nel 1995 in seguito ad un sequestro operato in Svizzera.

Attraverso un video di archivio, la mostra documenta le fasi delle lunghe indagini che hanno scardinato i complessi meccanismi messi in atto dai “predatori d’arte”, e da una lunga catena che, dai cosiddetti “tombaroli” fino alle grandi case d’asta ed ai musei internazionali, muoveva un giro d’affari illecito strappando all’intera collettività il godimento e la conoscenza di un patrimonio artistico di inestimabile valore.

Così, nel suo “show-room” di Ginevra, in parte ricreato nell’allestimento di Vulci, un mercante italiano ed un trafficante internazionale smistavano in tutto il mondo vasi greci, etruschi ed apuli, vasellame in bronzo e splendidi gioielli sottratti illegalmente allo Stato italiano. Spesso i reperti trovavano come ultima destinazione non solo facoltosi privati ma anche importanti sedi museali: il Museum of Fine Arts di Boston, il Metropolitan Museum of Art di New York, ed il J.P.Getty Museum di Los Angeles hanno dovuto restituire all’Italia i materiali acquistati dai trafficanti italiani.

Ed è sicuramente grazie a queste azioni che alcuni dei paesi dove maggiormente si sviluppava il traffico illegale di opere d’arte hanno finalmente aderito ad accordi e convenzioni internazionali che hanno chiuso gli spazi del “mercato clandestino” con felici risvolti, come il netto calo di scavi clandestini registrato in Etruria negli ultimi tempi.

Tra i capolavori in mostra a Vulci, una splendida kylix attica decorata dal ceramografo Euphronios, uno dei massimi artisti della Grecia della fine del VI secolo a.C.: decorata con lo stesso soggetto del più celebre “Cratere di Euphronios”, la morte di Sarpedonte, figlio di Zeus ed alleato dei Troiani nella guerra contro gli Achei; la coppa è citata nel memoriale di uno dei trafficanti che ne ricorda la provenienza da una tomba di Cerveteri.

La mostra è allestita nella sala al pianterreno del museo archeologico nazionale di Vulci, a Canino, fino al 31 dicembre. Inaugurazione il 2 agosto alle 17,30.






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