ANNO 16 n° 274
A Volo D'Angelo,
''Una democrazia troppo
indulgente porta in sč
i germi della tirannide''
di Angelo Allegrini
12/04/2013 - 04:00

di Angelo Allegrini 

VITERBO - Commentando con un noto professionista lo svolgimento delle primarie svoltesi non solo a Viterbo ma anche a Roma, siamo giunti insieme all’amara conclusione che nel nostro Paese la democrazia e le sue regole non sono diventate altro che una convenzione irrinunciabile.

Intendiamoci, il problema non sta certo nell’esito di queste consultazioni che sia nell’uno come nell’altro caso hanno impalmato due degnissimi e stimati personaggi del calibro di Leonardo Michelini e Ignazio Marino, entrambi capaci di amministrare e guidare le rispettive amministrazioni comunali e di interpretare il progetto e la volontà dei loro elettori.

Il problema sta piuttosto nella procedura democratica di ricerca e di raccolta del consenso, costretta da una molteplicità di fattori a scendere a patti con una società come la nostra, bloccata, chiusa e caratterizzata dalla ricerca spregiudicata del proprio interesse o, nel migliore dei casi, ogni giorno che passa sempre più incolta e maleducata.

Se la responsabilità principale – sulla quale non occorre soffermarsi giacché siamo tutti d’accordo – è della politica, bisognerà pur dire che ci sono tanti, tantissimi altri comportamenti che danneggiano l’identità civica italiana e producono lo stato di malessere che l’accompagna.

In nome della democrazia si svolgono primarie e si criticano apparati e caste; si elogia il civismo, purché sia alternativo e dotato di fantasia, ma ci si dimentica di annotare che, solo nella nostra città, dodici – al momento – candidati a sindaco stanno per produrre almeno un’altra dozzina di liste non legate ai partiti, composte di una trentina di candidati ciascuna, sovente reclutati alla carlona, con false promesse e senza andare troppo per il sottile.

In quelle liste troveremo anche la simpatica commercialista che abita vicino e quando arriva a casa non ha né voglia né pazienza di parcheggiare il fuoristrada che abbandona in mezzo alla via, così come l’impiegato, lavativo, laureatosi in tarda età, che dell’italiano conosce appena la grammatica ma non l’ortografia e pure scrive articoli di giornale che a stento lui stesso riuscirà mai a leggere.

Ci saranno le ex quarte e quinte linee dei partiti, quelle truppe che un tempo non avrebbero avuto chance non dico di essere elette ma neppure di candidarsi e che oggi, invece, felicemente inconsapevoli, portano l’acqua necessaria a raggiungere quel quorum che permetterà al solo candidato sindaco di essere eletto in consiglio comunale, magari negoziando, in un eventuale ballottaggio, una poltroncina in Giunta.

Il concetto è semplice e di immediata comprensione: “se lo può fare lui, lo posso fare anch’io”.

Fino a ieri il ragionamento si limitava al cantare e ballare in televisione e Maria De Filippi poteva esserne la musa ispiratrice; oggi che la fantasia e l’ignoranza al potere prevalgono su responsabilità e impegno, Beppe Grillo ne è sicuramente il mentore.

Ecco perché in un territorio che ha visto i festini con la maschere da maiali e i bunga bunga, dove gli elettori hanno votato e rivotato senza imbarazzo le stesse facce, la democrazia oggi non può essere altro che la sola effige di quello che pure fu in Italia un grande momento storico all’indomani della dittatura e del fascismo.

Una consuetudine; una convenzione, vuota ma allo stesso tempo irrinunciabile poiché non conosciamo niente di migliore e di sicuro.

Un eccesso di libertà – scriveva Platone nel IV sec. A.C. – somministrato da cattivi coppieri, si confonde con la licenza e, per paradosso, la democrazia, nel suo essere indulgente ed egualitaria, porta in sé i germi della tirannide.

Stiamo vivendo tempi incerti e anche il benessere diffuso, garantito finora dai meccanismi di una vacillante economia del mondo occidentale, sembra messo a repentaglio.

In nome di falsi idoli i principi costituzionali vengono sostituiti da principi di bilancio e il potere di un sistema bancario guasto e impietoso impone scelte che aggrediscono i diritti delle persone.

In tali condizioni e in altri tempi, liberi cittadini stuzzicati nei loro istinti irrazionali hanno scelto di affidarsi a difensori demagoghi cui consegnarono, democraticamente, la loro delega in bianco.

La speranza che la memoria del passato impedisca errori difficilmente correggibili si fa via via più fievole ma se vogliamo che il nostro Paese si riprenda, sia dal punto di vista economico che da quello socio-culturale, occorre far appello a tutte le nostre capacità, occorre un sussulto di orgoglio, di responsabilità e di impegno.

E allora, per favore, almeno per stavolta, i pagliacci lasciamoli al circo.




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