ANNO 16 n° 274
A volo d'Angelo,
Il paese degli zoccoli
e l'albero della cuccagna
>>>>>di Angelo Allegrini<<<<<
13/03/2013 - 04:00

di Angelo Allegrini

VITERBO- Un proverbio usato dalle popolazioni slave dei Balcani recita più o meno che non sapremo mai da cosa Iddio ci ha protetto.

E’ un concetto popolare che esprime la saggezza di chi non ha studiato ma conosce bene le cose del mondo e sa per esperienza che è sempre meglio prendere la vita per quello che è e, semmai soltanto successivamente, impegnarsi per renderla migliore.

Con parole più nobili la stessa considerazione venne espressa dal filosofo Leibniz quando scrisse, sorprendendo i suoi contemporanei del primo Settecento, che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Nulla va considerato come un male assoluto - sosteneva il pensatore tedesco - ed io, d’accordo con lui, penso che ogni evento che accade dovrebbe essere considerato come una risorsa e una opportunità.

Per questo, superato lo sgomento iniziale suscitato dalla prima lettura dei risultati elettorali del 24 e 25 febbraio, ho mutato opinione e credo che quello che gli italiani hanno procurato votando come hanno votato, senza determinare una maggioranza precostituita in Parlamento, è stato o, meglio ancora dovremmo considerarlo, il migliore dei risultati possibili.

Mi spiego subito.

Nessuno, nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, può essere certo di come le cose andranno a finire e se si riuscirà a formare un governo; tuttavia, quello che appare indubitabile è che il Rubicone della II Repubblica è stato ormai attraversato e una volta tratto il dato non è più possibile tornare indietro.

Voglio dire che poco importa se una fazione politica abbia conseguito più o meno parlamentari di un’altra, quello che conta ed è accaduto è che l’urgenza di cambiare un Paese arretrato, iniquo, corporativo, approssimativo, superficiale e troppo spesso disonesto, ha preso finalmente il sopravvento.

E di fronte alla concreta possibilità che qualcosa cambi, è del tutto ovvio che la parte peggiore del Paese, che non è fatta soltanto di politica e di politici, magari aiutata dalla parte più ottusa, si agiti, sgambetti e faccia di tutto per impedire che per la prima volta dal crollo del muro e delle ideologie si formi un governo davvero riformista che, mutuando la parte migliore dei programmi di PD e M5S, tagli i privilegi delle caste e si preoccupi dell’Italia e degli italiani.

Per la prima volta abbiamo udito un segretario nazionale di partito pronunciare parole come impegni dirimenti e cadenzabili a proposito di riforma della politica e drammatica questione sociale.

Per la prima volta l’impegno programmatico di chi si candida non all’opposizione ma al governo si incentra su temi come sofferenza sociale e acuta e drastico impoverimento di ceto medio e impoverimento assoluto di parte della popolazione.

Per la prima volta ci si impegna, al di fuori delle campagne elettorali, su temi come reddito minimo di inserimento e su austerità/recessione che mette a rischio la democrazia rappresentativa.

Eppure, di fronte ad un momento che appare topico e che nel bene o nel male verrà ricordato e studiato nelle scuole, sono molti i commentatori che hanno creduto di ascoltare soltanto parole pronunciate in politichese, molte le Cassandre che, più che prevedere, auspicano in cuor loro lo stallo istituzionale.

Sono i guastatori; sono, per usare un termine vetero-ideologico, i nemici del popolo.

Quelli che si oppongono al cambiamento sono tanti: dagli appartenenti alle tante corporazioni e lobbies italiane, politici e sindacalisti prima di tutti ma poi editori, tassisti, notai, giudici, avvocati, farmacisti, medici, commercialisti, consulenti, tabaccai, giornalisti ecc. ecc., a quelli che non si accontentano, che vogliono tutto subito, rivoluzionari, veri liberali, progressisti, maestri di pensiero, espressioni della società civile, ma anche politici, sindacalisti, sindaci, editori, tassisti, notai, giudici, avvocati, giornalisti e via dicendo.

Lavorano spesso di nascosto, sottotraccia come le talpe e sono i diretti e miserandi discendenti di quei lavoratori che per impedire l’avvento del progresso gettavano nei telai a vapore i loro zoccoli o sabots; proprio da queste calzature prendono il nome, sono i sabotatori.

Tornando all’introduzione di questo pezzo, Dio non permetterà che riescano nel loro intento, ma è dovere di uomini di buona volontà realizzarne il desiderio.




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