ANNO 16 n° 274
A volo d'Angelo,
aperta la caccia
al dirigente democratico
>>>di Angelo Allegrini<<<
23/03/2013 - 04:00

VITERBO - Tra le molte liste civiche e i diversi aspiranti sindaci pronti al sacrificio per salvare Viterbo, tutti esperti, competenti ed abili nella soluzione dei problemi della città, delle frazioni e dei suoi – finora, ma ancora per poco – mal amministrati cittadini, tra piatti ricolmi degli sputi di coloro che solo fino ad un attimo fà vi erano soliti mangiare, una notizia fugace si affaccia alla cronaca locale col rischio di passare inosservata ed è bene pertanto sottolineare ed amplificare.

Attesa da molti e temuta da pochi, fuori stagione rispetto al consueto calendario si è ufficialmente aperta la caccia grossa al dirigente democratico.

Trattandosi di una scelta adottata – per ora – soltanto nel nostro territorio, pare che i cacciatori umbri stiano protestando per l’azione non concordata e, mentre gli uffici del settore della Provincia si apprestano ad assegnare le zone di caccia alle squadre già formate nei sessanta comuni della Tuscia, il competente assessore viterbese sta discutendo con il suo omologo ternano le modalità per l’apertura della campagna ai nostri poco amati cugini confinanti.

A dar fuoco alle polveri sembrerebbe sia stata la compagnia dei reduci parronciniani, scossi per l’inaspettata sopraggiunta inoperosità e per la scarsa propensione a girarsi i pollici in mancanza di compiti regionali da assolvere, ma non paiono estranei all’azione sparuti gruppi di franchi tiratori, fuorusciti dalle pattuglie di Matteo Renzi ed in cerca di cadreghe, come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo.

In realtà la decisione covava sotto la cenere e già da tempo singoli cecchini coadiuvati da mercenari armati di carabina caricata a fango si aggiravano dalle parti del partito democratico; neppure appare estraneo al fenomeno l’appoggio graziosamente regalato allo sciagurato governo tecnico di rigor montis, la ripetuta candidatura di giornalisti e lobbisti a cariche politiche importanti, così come pure le recenti determinazioni di Nicola Zingaretti nel pretendere l’esclusione di tutti i consiglieri regionali uscenti e nel formare una giunta di soli esterni.

“Tutti a casa” – il motto che all’unisono amano declamare le torme di vigilantes che a turni forzati presidiano il territorio nella speranza di debellare il morbo che affligge il PD, - “d’ora in poi accetteremo solo espressioni della società civile, fratelli di attori famosi, magistrati, funzionari dell’Onu, dell’Unicef o della Fao, medici e tutt’al più sindaci o suoi assimilati”.

Dal canto suo, d’altronde, non è che la classe dirigente provinciale di estrazione ds-margherita, sposettian-fioroniana, abbia cercato di ripararsi dalla grandine imminente all’udire i primi tuoni: “meglio un brutto accordo tra di noi che un bel partito, moderno e preparato al cambiamento”, pare abbiano sussurrato prima di spartirsi la frittatina apparecchiata dal porcellum.






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