ANNO 16 n° 275
A rischio chiusura Laziodisu Viterbo
L'assessore regionale all'Istruzione vorrebbe trasformarlo in sportello
15/03/2012 - 01:27

VITERBO – Laziodisu, addio. L’assessore all’istruzione e alle Politiche giovanili della Regione Lazio Grabiella Sentinelli ha illustrato alla Conferenza dei rettori degli atenei laziali un disegno di legge che prevede lo smantellamento della sede viterbese, e di Cassino, di Laziodisu, che verrebbe sostituita da un unico sportello. Tutte le competenze, se il piano Santinelli dovesse andare in porto, verrebbero accentrate da Laziodisu di Roma. Un’ipotesi che è stata già decisamente respinta dai rettori, secondo i quali, prima di parlare ‘’controriforma’’, sarebbe opportuno applicare compiutamente la riforma delle Adisu, approvata solo tre anni fa e mai completamente attuata.

Contro la proposta Santinelli si schierato anche il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mario Abbruzzese: ‘’Il paventato ridimensionamento degli uffici Laziodisu, dislocati nelle Università di Cassino e Viterbo – ha detto - è un argomento sul quale è necessario confrontarsi con la massima celerità. Non possiamo assolutamente non considerare l'importante funzione che queste sedi svolgono nei rispettivi territori, dove sono punto di convergenza di una popolazione studentesca estremamente eterogenea e proveniente da diverse regioni del centro Italia e del meridione'.

Abbruzzese ha poi aggiunto che, dopo la presentazione della proposta ha ricevuto dall'assessore Sentinelli, “ampie rassicurazioni e massima attenzione sulla necessità di mantenere in piedi, presso i due atenei laziali, uffici idonei per continuare a svolgere un servizio di alto profilo a disposizione della popolazione studentesca'.

Ad avviso di Abbruzzese ‘’e’ impensabile che con un semplice sportello si possa gestire, e soprattutto garantire, il diritto allo studio universitario per i circa 25 mila studenti iscritti nei due atenei.. Da parte mia – ha concluso - ci sarà il massimo impegno a garantire un confronto con tutti gli attori di questa vicenda affinché, non solo vengano tutelati i diritti degli studenti, ma allo stesso tempo siano garantiti anche i posti di lavoro per impiegati e operatori in servizio all'ente per il diritto agli studi universitari'.

Un secco no alla proposta è arrivato anche dal presidente di Laziodisu Viterbo Agata Severi. ‘’La nostra struttura – ha commentato – gestisce 227 alloggi, varie mense e una serie di servizi che da Roma non potrebbero essere forniti con la stessa efficienza. Il nostro ruolo – ha sottolineato – è quello di garantire un diritto, quello allo studio, sancito dalla Costituzione. Non si capisce come tutto ciò potrebbe essere assicurato da una realtà distante, non solo fisicamente, dal territorio”.

Secondo Severi, se il piano Santinelli si concretizzasse, ci sarebbero pesanti ricadute anche sulle imprese fornitrici. “Come farebbero – ha sottolineato – a mantenere rapporti di stretta collaborazione con Laziodisu Roma? Correrebbero il rischio di essere tagliate fuori, con ripercussioni negative anche dal punto di vista occupazionale’’.

Infine, il presidente di Laziodisu Viterbo ricorda che all’Università della Tuscia sono iscritti centinaia di studenti provenienti dalle regioni dell’Italia centrale e del sud, ‘’che hanno bisogno di assistenza continua e meticolosa. Abolire la struttura territoriale significherebbe anche far scendere le immatricolazioni all’ateneo, con il quale siamo perfettamente integrati”.

Intanto, cresce l’apprensione anche tra gli otto dipendenti di Laziodisu, sette impiegati e il dirigente. Il timore è che con lo smantellamento degli uffici e l’apertura di uno sportello, molti di loro potrebbero essere costretti a trasferirsi a Roma. “Non ci vengano a dire – hanno detto – che con questa trovata si otterrebbero dei risparmi. Non ci possono mica licenziare. A conti fatti, il risparmio sarebbe di poche migliaia di euro l’anno, conseguito però a discapito di migliaia di studenti e delle nostre famiglie”.






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